Torino Capital prevede un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi

La banca d’affari valuta il prezzo del dollaro, consistente con un tasso nominale equilibrato per gennaio, tra i 46.000 e gli 80.000 Bolivares
La banca d’affari valuta il prezzo del dollaro, consistente con un tasso nominale equilibrato per gennaio, tra i 46.000 e gli 80.000 Bolivares

CARACAS – Torino Capital riporta un aumento dell’inflazione causato dall’impennata subita dalla tassa di cambio non ufficiale e dall’incremento del finanziamento monetario. Gli esperti in analisi del mercato segnalano che a maggio si è registrato un aumento del 21.1%, il più marcato finora secondo i loro calcoli.
L’ indice annuale per l’inflazione è salito al 557.6%, segnando un notevole aumento con rispetto alla proiezione per il mese di aprile che era stata del 516.5%. Cifra che ha superato in media il 18.4%, se paragonata a quella del periodo agosto-novembre 2016, e ben più alta del 15.6% dei precedenti cinque mesi.
Perciò i pronostici di Torino Capital riguardo l’inflazione prevista son cambiati e la banca d’affari la colloca al 639.4%. Malgrado si speri diminuisca leggermente verso fine d’ anno, per l’effetto del Dicom e la tendenza che questa misura dovrebbe avere sulla tassa di cambio, Torino Capital crede che la tendenza dell’inflazione intermensile si aggirerà intorno al 20.0%, molto più sù della media annuale del 16.9%.
Anche la liquidità è cresciuta. Da una media annuale del 298% tra gennaio e aprile, è salita al 424% tra maggio e giugno, sostenuta principalmente dall’incremento del finanziamento monetario che è passato dal 528.8% al 716.5%. Percentuali che incideranno negativamente sui prezzi al consumatore.
Le analisi precedenti avevano indicato che il lieve declino nell’indice inflazionario tra i mesi di dicembre e marzo, era stato dovuto al cambio del conio monetario che aveva diminuito la disponibilità di liquidità nel mercato. Ma i dati mostrano ora una inversione di tendenza dovuta principalmente alla tassa di cambio del dollaro che è sensibilmente aumentata malgrado il Dicom.
E le importazioni sono andate in caduta libera. Si è registrata una diminuzione del 78.8%, se paragonata col picco del 2012, e di un 29.2% con rispetto ad aprile del 2016. Fatta la comparazione con il mese di marzo, la contrazione è stata del 7.2%.
Malgrado gli indicatori poco ottimisti, Torino Capital crede che le importazioni potranno migliorare nei prossimi anni a patto che il governo approfitti delle riserve internazionali e la vendita degli attivi per finanziare la spesa pubblica. La banca d’ affari crede che i benefici provenienti dalle vendite fatte dal governo a Fintech e Goldman Sachs probabilmente non si siano ancora sentiti, perciò queste transazioni potrebbero incidere positivamente sulle importazioni. Ma questa è soltanto un’ipotesi.
Se la caduta delle importazioni continua, è anche prevedibile che il Venezuela abbia una eccedenza commerciale di 6.300$ (pari al 2.9% del Pil) cifra che potrebbe bastare per ammortizzare quasi completamente il debito estero con 5000 milioni di dollari.
Evidentemente la posta in gioco è alta. Una contrazione nelle importazioni potrebbe però avere una ricaduta negativa a livello politico, tuttalpiù se si associa ad una discesa nei prezzi del petrolio. Anche se il paese avesse un certo vantaggio, perché il risparmio ricavato dal superavit, eviterebbe l’ulteriore svendita di attivi, la contrazione nelle importazioni aumenterebbe senza dubbio la difficoltà nel recupero della crescita dell’economia del paese. Torino Capital prevede che l’importazione di beni diminuisca del 16.6% (14.800$ milioni) e quella per i servizi, del 24% (8.200$milioni) fino ad arrivare a -5.2%