Corea del Nord lancia il primo missile intercontinentale

EPA/FRANCK ROBICHON
EPA/FRANCK ROBICHON

PECHINO. – La Corea del Nord ha rivendicato il “successo” del primo missile balistico intercontinentale in un test, annunciato a inizio anno dal leader Kim Jong-un nel suo discorso alla nazione, destinato a scuotere i delicati equilibri della sicurezza regionale e non solo, fino a minare le relazioni tese tra Cina e Usa: il presidente Donald Trump ha sollecitato Pechino a “mettere fine a quest’assurdità” e a fermare il vicino riottoso e l’alleato storico minacciando di “fare da solo”.

Il lancio è avvenuto nel giorno della festa dell’Indipendenza americana, della visita del presidente cinese Xi Jinping a Mosca da Vladimir Putin e alla vigilia del G20 di Amburgo, in una mossa non casuale e che aumenta i rischi di “scontri e incidenti”.

Il giovane generale, il cui ordine sul test è stato impartito lunedì, è la prova – ha marcato la tv di Stato Kctv in un “annuncio importante” del primo pomeriggio – che Pyongyang può “colpire qualsiasi parte del mondo con il potenziale nucleare”. Il missile ha seguito la traiettoria con altitudine massima di 2.802 km e distanza di circa 933 km in un volo durato 39 minuti, prima di cadere nel mar del Giappone e nella zona economica esclusiva nipponica, ha denunciato Tokyo.

“Un evento di grande auspicio che sarà ricordato nella storia in modo speciale”, ha sottolineato con enfasi l’emittente mentre scorrevano le immagini con Kim a dirigere le operazioni e il missile trasportato su un lanciatore di grandi dimensioni con 16 ruote. “La Corea del Nord ha lanciato un vettore balistico dalle vicinanze di Banghyon, provincia di North Pyongan, intorno alle 9:40 locali (2:40 in Italia)”, ha reso noto il Comando di Stato maggiore congiunto di Seul, propendendo a identificare il missile con un Hwasong-12, alimentato a combustibile solido e testato a maggio come modello a medio-lungo raggio, piuttosto che con uno del tutto nuovo.

Se confermato, come rivendicato da Pyongyang, potrebbe trattarsi di un Hwasong-14, ora operativo avendo per target le coste americane col potenziale di testate nucleari. Il Comando Usa del Pacifico ha gettato acqua sul fuoco e ha parlato della rilevazione di “missile intermedio di terra”, anche se gli esperti, in base a traiettoria e durata di volo, hanno ipotizzato un potenziale di 8-10.000 km, più che sufficienti per raggiungere l’Alaska e approcciare le coste Usa occidentali.

Il test, per altro verso, è il decimo del 2017 e il primo dopo l’incontro del weekend a Washington tra Trump e il presidente sudcoreano Moon Jae-in in cui i due leader hanno concordato di tenere la “massima pressione” su Pyongyang perché abbandoni i suoi piani missilistici e atomici.

Il premier nipponico Shinzo Abe, in partenza per Amburgo, ha affermato che la mossa di Kim “mostra chiaramente l’accresciuta minaccia del Nord”, assicurando che al G20 avrebbe chiesto l’apporto “costruttivo” di Xi e Putin sulla questione. Moon, convinto della necessità di ristabilire un dialogo, si è augurato che “Pyongyang non superi la linea rossa” non essendo in grado di definire gli eventuali scenari.

Putin, dopo l’incontro con Xi, ha detto di condividere la proposta cinese dello stop “simultaneo” tra piani nucleari del Nord ed esercitazioni militari su vasta scala Washington-Seul, proposta bocciata dagli Usa, al fine di riaprire un negoziato.

Trump, in giornata, ha criticato Kim affidandosi a Twitter: “Ha veramente niente di meglio da fare nella sua vita?”, mentre il tycoon si è detto “convinto che Corea del Sud e Giappone non sopporteranno tutto questo a lungo” e che “forse la Cina farà un’azione più decisa sul Nord”.

Nel colloquio telefonico avuto lunedì, Trump e Xi hanno riaffermato la denuclearizzazione della penisola coreana come obiettivo primario. Pechino, tuttavia, ha difeso gli sforzi finora fatti sulla vicenda. “Il contributo è stato ben riconosciuto e il suo ruolo è indispensabile”, ha detto il portavoce del ministro degli Esteri Geng Shuang in conferenza stampa. Del resto, l’ultima incursione del cacciatorpediniere USS Stethem nel mar Cinese meridionale vicino all’isola Triton, nell’ambito della libertà di navigazione, e la vendita di armi americane a Taiwan per oltre un miliardo di dollari, hanno irritato molto Pechino.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)