Sindacati, sull’età pensionabile ancora nessuna risposta dal governo

ROMA. – “Ancora nessuna risposta dal governo” sul congelamento dell’età pensionabile. I sindacati escono dall’incontro al ministero del Lavoro lamentando una mancata presa di posizione dell’esecutivo sullo stop al meccanismo che porterebbe a 67 gli anni necessari per uscire a partire dal 2019. Martedì 11 luglio ci sarà una nuova riunione e Cgil, Cisl e Uil torneranno a rimarcare la questione, considerata una sorta di precondizione per poter passare a parlare della ‘fase due’ della riforma.

“Il Governo deve scoprire le carte, anche oggi non abbiamo avuto proposte specifiche”, spiega il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, spiegando che se non arriveranno delle soluzioni “ci sarà una mobilitazione”. E dei punti fermi si potranno già porre il 13 luglio, quando si vedranno le tre sigle confederali proprio per tirare le fila sul fonte della previdenza. Anche perché il loro obiettivo non è solo bloccare a 66 anni e 7 mesi l’età d’uscita, ma anche “differenziare” i tetti e renderli più bassi in caso di lavori gravosi. Di certo, su questa battaglia i sindacati appaiono uniti.

“Il governo sta procedendo un po’ troppo lentamente”, sottolinea la Uil con Domenico Proietti: “chiediamo un’accelerazione per un pacchetto di interventi, in modo da sottoscrivere un verbale a settembre, da recepire nella legge di bilancio’. In primis c’è il no all’inasprimento dei requisiti per la pensione (67 anni di età e 43 anni e 3 mesi di lavoro per gli uomini, 42 anni e 3 mesi per le donne). Sull’argomento, rimarca la Uil, “il governo non si è pronunciato”.

Ha detto invece la sua il presidente dell’Inps, Tito Boeri, secondo cui lo stop “non è una misura a favore dei giovani”, con i costi che si “scaricherebbero sui nostri figli e sui figli dei nostri figli”. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, invece si è limitato a dire che la “priorità assoluta” sono le nuove generazioni, mentre sulla questione dell’età “siamo in largo anticipo”, visto che l’Istat fornirà i dati in “autunno” sull’aspettativa di vita.

Ovviamente c’è un discorso che riguarda i conti, spostare l’età ha conseguenze sul bilancio dello Stato. Ma non si è parlato solo di età d’uscita, è stata infatti trovata una soluzione per i lavoratori che hanno sospeso la Naspi: il ministero ha aperto anche a loro l’accesso all’Ape social. La platee così si allargherebbe ancora e i timori non mancano. Tanto che per Boeri c’è il “rischio che già effettivamente in questa prima tornata non potremo accontentare tutti”.

Non solo, dal tavolo al ministero è uscita fuori un’agenda degli argomenti da trattare nella ‘fase due’, sottolinea il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, “abbiamo iniziato a istruire i problemi legati alla pensione di garanzia per i giovani nel sistema contributivo e allo sviluppo della previdenza complementare”.