L’aula dell’Eurocamera semivuota, Juncker: “Ridicoli”

STRASBURGO. – Nell’aula solitamente tranquilla del Parlamento europeo, soprattutto per gli standard italiani, la riunione plenaria ha rischiato di chiudersi con un incidente istituzionale senza precedenti. Jean-Claude Juncker doveva parlare dei risultati del semestre di presidenza maltese e delle proposte per i migranti ma l’aula semivuota dell’Eurocamera – presenti a inizio lavori solo una trentina di deputati su 751 – ha fatto perdere il controllo al presidente della Commissione Ue, e sono volati gli stracci.

“Il Parlamento europeo è ridicolo, siete ridicoli”, è sbottato Juncker, rifiutandosi poi di andare avanti con il suo discorso. Subito la difesa del presidente dell’Eurocamera, Antonio Tajani: “Moderi i termini – l’ha rimbeccato a più riprese -, lei può criticare ma è la Commissione sotto il controllo del Parlamento e non il contrario”.

Ne è nata una serie di scambi in crescendo. “Il fatto che ci siano solo una trentina di deputati presenti dimostra che il Parlamento europeo non è serio – ha attaccato Juncker -. Se ci fossero stati Angela Merkel o Macron e non un piccolo Paese come Malta non sarebbe stato così. Non parteciperò più a riunioni di questo tipo”.

Non è certo la prima volta che nell’emiciclo volano parole grosse. Bastino, per restare a episodi recenti, alcune esternazioni di Nigel Farage o di Matteo Salvini contro “i tecnocrati di Bruxelles”. Ma i veterani tra i frequentatori del Parlamento europeo non ricordano altri casi di un attacco così virulento all’aula da un leader di un’altra istituzione.

Unico precedente, lo scontro nel 2003 tra l’allora premier italiano Silvio Berlusconi e l’eurodeputato tedesco Martin Schulz, poi diventato capogruppo socialista e presidente del Parlamento. Nell’occasione, oltre a dare a Schulz del ‘kapò’, Berlusconi definì gli europarlamentari “turisti della democrazia”.

Tra i presidenti Juncker e Tajani, comunque, c’è stato un incontro di chiarimento. “Incidente chiuso”, ha fatto sapere Tajani. Anche se Juncker non avrebbe pronunciato la parola ‘scuse’ quanto piuttosto espresso “rammarico” per la scelta dei termini utilizzati. Sfumature per lasciare intendere da parte della Commissione che la critica di fondo rimane sul tavolo. Anche se al Parlamento europeo, su input dello stesso Tajani, già si ragiona su come gestire meglio l’organizzazione dei lavori per evitare che si ripeta la scena della plenaria semideserta in occasioni come questa.

L’exploit di Juncker ha ovviamente suscitato a sua volta una serie di reazioni a catena degli eurodeputati. “Juncker dovrebbe arrabbiarsi anche al Consiglio, quando ci sono innumerevoli riunioni in cui non si prendono decisioni, come tutte quelle sull’immigrazione”, ha detto ad esempio il capogruppo socialista Gianni Pittella. Mentre la capodelegazione del Pd Patrizia Toia, tra i pochi presenti in aula a inizio seduta, ha difeso i colleghi dando la colpa alle “troppe riunioni parallele”.

Più polemico l’eurodeputato del Pd Daniele Viotti. “Non tutto il nostro lavoro finisce in aula e non tutto il nostro lavoro si esplicita nel rendere omaggio al presidente della Commissione”, ha detto. La delegazione italiana del Ppe, invece, ha fatto sapere che l’assenza in aula era concordata con il capo delegazione maltese, che ha preso la parola a nome del gruppo in dissenso con il governo Muscat “ancora coinvolto in pesanti scandali”.

Una difesa d’ufficio di Juncker è arrivata infine dal suo vice, il commissario Frans Timmermans. “Cose che succedono quando i politici appassionati parlano con il cuore in mano”, ha minimizzato. Sui social network, intanto, l’episodio è diventato virale, con l’insulto di Juncker che rimbalza in video da utente a utente, alimentando commenti di ogni genere contro l’Ue. Incidente rientrato, insomma, ma un danno d’immagine resta.

(di Salvatore Lussu/ANSA)