Pensioni, proposta di un bonus alle mamme: contributi figurativi aggiuntivi per ogni figlio

ROMA. – Dare un peso maggiore alla maternità, riconoscendo un periodo di contribuzione figurativa aggiuntiva alle mamme, per ogni figlio, ai fini pensionistici. Una sorta di ‘sconto’ sugli anni di uscita dal lavoro o di aumento sull’assegno. Un modo, così, per aiutare le donne, penalizzate da carriere più frammentate e spesso anche da retribuzioni più basse, come i giovani.

La proposta è emersa dal documento conclusivo dell’indagine conoscitiva promossa dalla commissione Lavoro della Camera sulla “disparità nei trattamenti pensionistici tra uomini e donne”. Un orientamento, quello di “ponderare” la maternità e il lavoro di cura familiare anche sul fronte previdenziale, condiviso dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, secondo cui “dovremo riflettere”, dice, pur puntualizzando che per ora non “c’è un lavoro specifico” in corso. Ma rimarcando che “dare un segnale ai giovani e alle donne” è tra “le priorità delle riflessioni”.

Il ministro sottolinea, infatti, che “uno dei temi su cui dovremo riflettere è quello della maternità e cura familiare, per capire come, anche nella riflessione sulla dimensione di un intervento previdenziale, questo sia un elemento che può essere ponderato, valutato e messo in campo: un elemento su cui cercare di riflettere in una prospettiva futura”, afferma Poletti, nel corso del convegno alla Camera, per presentare i risultati dell’indagine.

“Ponderare la maternità vuol dire, ad esempio, che per ogni figlio viene riconosciuto un periodo di contribuzione figurativa aggiuntiva ai fini pensionistici”, spiega il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, puntando il dito sulla necessità di colmare gli squilibri a danno delle donne.

“Il brusco innalzamento dell’età pensionabile per le donne non ha avuto alcuna compensazione”, aggiunge Damiano, sottolineando che, quindi, questo sarebbe un modo per “ripristinare una differenza a favore delle donne. Ci sono esempi europei”.

Oltre alle donne, c’è il tema dei giovani. Con la richiesta di assicurare loro una pensione di garanzia, che è al centro del confronto tra governo e sindacati sulla cosiddetta ‘fase 2’ della previdenza. E c’è la questione dell’aumento dell’età pensionabile in base all’aspettativa di vita, con i sindacati in prima linea a chiederne lo stop, che proietta a 67 anni l’uscita dal mondo del lavoro nel 2019.

Una richiesta che sarà al centro anche dell’assemblea nazionale unitaria indetta da Cgil Cisl e Uil per il 13 luglio. Il confronto “importante” con le organizzazioni sindacali va avanti, sottolinea Poletti. Martedì 11 luglio è in calendario un altro incontro al ministero del Lavoro.