Tour, Aru vede giallo: “Soddisfatto, ma il bello viene adesso”

Pubblicato il 10 luglio 2017 da ansa

Tour: il guizzo di Fabio Aru nel primo arrivo in salita.

ROMA. – Il numero 104 è un Tour de France a eliminazione diretta e, dopo quello di tre anni fa vinto clamorosamente da Vincenzo Nibali, potrebbe anche essere in grado di regalare grandi soddisfazioni ai colori italiani. Il podio di Parigi per Fabio Aru, campione d’Italia in carica e portacolori di un Paese in cui i successi scarseggiano anche nel ciclismo, sembra una possibilità meno astratta, anche per le concomitanti defezioni di numerosi big.

Alcuni sono finiti a terra e poi in ospedale, come Valverde, Porte, Thomas (per non parlare di Sagan, squalificato, o di Cavendish, finito sulle transenne); altri, come Quintana e Contador, non ce l’hanno fatta a reggere il ritmo di una corsa finora forsennata, in pianura, in discesa e in salita. Una corsa che, in nove giorni, ha distribuito distacchi tutto sommato minimi, ma solo relativamente alle prime piazze: sabato erano in 10 dentro il minuto, da ieri sono quattro (Froome, Aru, Bardet e Uran).

Il corridore sardo ha evitato ogni trabocchetto fino a questo momento e lo ha fatto anche nella conferenza stampa del primo giorno di riposo, ammettendo di essere arrivato “a oggi nel miglior modo possibile”. “Sono molto soddisfatto di quello che abbiamo fatto e di come abbiamo interpretato il Tour – la sua ammissione -. Siamo sempre stati fra i primi, evitando pericoli e cadute, dando dimostrazione di grande concentrazione. Per 21 giorni dovremo restare concentrati. Ancora può accedere di tutto, le corse a tappe ci hanno insegnato che, fino all’ultimo, in tre settimane, possono esserci fatti clamorosi”.

Tornando allo scatto sul Mont du Chat, proprio mentre Froome si fermava per un problema meccanico, e alla spallata mostrata su alcune tv subita dall’inglese, Aru aggiunge che non ha individuato “volontarietà” nel tentativo di spallata della maglia gialla. “Poi, mi ha chiesto anche scusa”, le parole del sardo.

“C’era davvero tanta gente, due o tre file di persone – ribadisce Aru – Froome ha sbandato e mi stava cadendo addosso. Non è stato, il suo, un gesto volontario. La nostra tattica era di attaccare a cinque o sei chilometri dall’arrivo, non ho visto che Froome si fermava, l’ho sentito dopo alla radio. E ho rallentato. Se fosse accaduto a me? Non so cosa sarebbe accaduto”.

Aru teme la 13/a tappa, che porterà i corridori giovedì sui Pirenei. “Penso che, la Saint Girons-Foix sarà una frazione dura, a prescindere dal fatto che misura 100 chilometri – sottolinea il capitano dell’Astana -: penso che sarà una giornata impegnativa, anche per le alte velocità”.

E’ caduto in piedi, ma ha subito delle perdite, Chris Froome, cui mancherà nelle prossime due settimane il supporto del vice Geraint Thomas. Non un corridore qualsiasi. “Abbiamo vissuto un fine settimana difficilissimo, questo giorno di riposo ci serviva proprio. I primi due giorni della settimana penso si adattino bene agli sprinter, saranno le loro squadre a controllare la corsa. Poi toccherà di nuovo a noi e dovremo lavorare con un uomo in meno, ma siamo pronti”, le parole del keniano bianco, che punta dritto al poker nella Grande boucle, dopo le edizioni vinte nel 2013, 2015 e 2016.

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