Il problema degli appuntamenti in Consolato, una proposta

Schermata sito Consolato: Prenota appuntamento
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Una realtà insostenibile. Il sistema degli appuntamenti imposto anche in Venezuela dal Ministero degli Affari Esteri ha trasformato il nostro Consolato Generale in un bunker inaccessibile, una roccaforte inespugnabile. E ha creato le condizioni per lo sviluppo di un fenomeno speculativo in crescita: il mercato della compra-vendita degli appuntamenti.

Come era logico, la rivoluzione informatica, prima o poi, doveva arrivare anche in seno alla Pubblica Amministrazione. Nulla da obiettare. La ventata di modernità, almeno in teoria, avrebbe dovuto permettere di snellire il farraginoso disbrigo delle pratiche e di democratizzare i servizi pubblici rendendoli più veloci e accessibili all’utenza. Diciamo “almeno in teoria” perché in Venezuela non è così. Ne sanno qualcosa i tanti, tantissimi connazionali obbligati a stare quotidianamente di fronte a un computer dalle ore 18 in punto, con le dita incrociate e la speranza, spesso vana, di ottenere un appuntamento. E’ l’attesa snervante del miracolo. Ma i miracoli, proprio perché tali, si concedono “una tantum”. Rari come le mosche bianche.

Certo, un sistema spedito per ottenere l’appuntamento c’è. E tutti, dentro e fuori il Consolato Generale, ne sono a conoscenza. Basta affidarsi a un gestore e tutto si risolve nel giro di pochi giorni. Nulla di illegale, per l’amor di Dio. I gestori sono dotati evidentemente di sistemi informatici “ad hoc” che permettono l’accesso preferenziale al sistema degli appuntamenti del nostro Consolato. Ma, come è logico, pretendono un congruo pagamento per il servizio.

E’ una semplice legge economica: la domanda crea l’offerta. E quanto più l’appuntamento è “merce rara” tanto più il prezzo cresce. Così, i servizi, ai quali i cittadini dovrebbero aver il diritto di accedere ogni qualvolta ne hanno bisogno, specie se vivono all’estero e in un paese in crisi come il Venezuela, in realtà sono negati alla stragrande maggioranza. Diventano motivo di antipatica discriminazione tra chi, cittadino di “Classe A”, può pagare tre o anche quattro volte il salario di un lavoratore per usufruire di un servizio che gli spetta di diritto; e chi, cittadino di “Classe B”, non ne ha le possibilità economiche.

Chi ha studiato e costruito il sistema degli appuntamenti, ingenuamente e sicuramente in buona fede, lo ha fatto riproducendo un mondo ideale. Ovvero, un Consolato Generale in cui sono presenti tanti funzionari quanti ne occorrono per smaltire le pratiche quotidiane. La realtà, purtroppo, è ben diversa. Almeno in Venezuela. E allora a poco o nulla servono l’impegno, la professionalità e la capacità del funzionario al quale, alla fine della giornata, invece della soddisfazione per aver fatto seriamente il proprio lavoro resta l’amarezza di sapere che non ha potuto soddisfare le esigenze di tutta l’utenza.

Soluzioni? Ve ne sono. E sicuramente sono tante. Noi ne suggeriamo una: l’assunzione di personale in loco con contratto temporaneo in numero sufficiente per far fronte alle esigenze attuali della nostra Collettività. Non stiamo proponendo nulla di nuovo. E’ stato già fatto in occasione della crisi argentina del 2002 attraverso il Decreto Legge del 16 Gennaio 2002, n. 3. Con questo provvedimento si permise agli Uffici consolari dipendenti di assumere “previa autorizzazione dell’Amministrazione centrale, personale con contratto temporaneo di sei mesi”. Nel Decreto Legge si precisava che “qualora continuassero a sussistere esigenze straordinarie di servizio, il contratto” poteva essere rinnovato “per due ulteriori successivi periodi di sei mesi”.

Il ministro Alfano, a suo tempo, si era impegnato in Parlamento a incrementare il numero dei funzionari nelle sedi diplomatiche e consolari del Venezuela. In precedenza, il sottosegretario Mario Giro, durante una delle sue tante visite al Paese, aveva ipotizzato la creazione di una speciale “task-force” da inviare in Venezuela per aiutare i funzionari oberati dal volume quotidiano di lavoro. Ma è evidente che è difficile trovare funzionari disposti a trasferirsi in un Paese sull’orlo se non di una guerra civile quasi certamente di una esplosione sociale dalle proporzioni imprevedibili.

L’approvazione di un Decreto Legge ad hoc, come già fatto per l’Argentina potrebbe essere la soluzione ideale. Dopo tutto, oggi il Venezuela, come l’Argentina nel 2002, vive una “crisi economica e finanziaria” di grosse proporzioni aggravata dall’instabilità politica e dalla mancanza di alimenti e medicine che rendono urgente l’apertura di un canale umanitario.

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