Intercettazioni: una banca dati per le “impronti vocali”

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Intercettazioni, voci
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Intercettazioni, voci

ROMA. – Dalla banca dati del Dna e delle impronte digitali a quella delle “impronte vocali” per arrivare al riconoscimento automatico delle voci tra due interlocutori anonimi intercettati: è questo “il nuovo traguardo” delle investigazioni di polizia scientifica. Basta pensare a quante conversazioni avvengono utilizzando identità nascoste o false e all’importanza di identificare gli autori, nelle indagini per terrorismo.

A questo tema il Racis, il Raggruppamento investigazioni scientifiche dei Carabinieri, ha dedicato un seminario internazionale per fare il punto sull’evoluzione della fonica forense, dagli anni ’70 ad oggi: dallo spettrografo analogico ai sistemi automatici, che negli ultimi anni si sono evoluti nella gestione dell’errore, adeguandosi agli standard forensi.

In questo scenario comincia a prendere sostanza, spiegano gli esperti dell’Arma, l’ipotesi di gestione di grandi moli di dati, con la creazione di data base e, contestualmente, la ricerca automatica. “Uno degli strumenti investigativi più utilizzati nelle fase di indagini preliminari – ha spiegato il generale Aldo Iacobelli, comandante del Racis – sono le intercettazioni, 14mila quelle telefoniche nel 2015, e ambientali, poco meno di 15mila: cifre di gran lunga superiori a tutte le altre fonti di prova.

Identificare chi parla è un accertamento complesso, a differenza del Dna e delle impronte digitali, la voce può essere camuffata, e cambia nel tempo. Vanno quindi distinte le caratteristiche permanenti”. Eppure è possibile risalire alla cosiddetta impronta vocale. Un unicum, al pari appunto delle impronte digitali, anche se la voce è un fenomeno dinamico, condizionato dall’ambiente e dalle emozioni.

I Carabinieri contribuiscono, con l’Interpol, la polizia tedesca, quelle inglese e portoghese, al Siip (Speaker identification integrated projet), una ricerca finanziata dall’Unione europea per sviluppare un sistema di identificazione dei ‘parlatori sconosciuti’, attraverso più algoritmi specifici per l’analisi dei dati vocali. In questo modo si può ottenere un’identificazione altamente affidabile, riducendo al minimo i falsi positivi.

L’obiettivo è superare due ostacoli principali: le identità nascoste di terroristi e criminali che utilizzano nick name, profili falsi e alterano frequentemente le schede dei cellulari; e le difficoltà nell’identificare gli interlocutori sconosciuti di un soggetto noto e intercettato. Un futuro database internazionale sarà gestito da Interpol.

“Il riconoscimento automatico delle voci intercettate attraverso l”impronta fonica’ è il nuovo traguardo della polizia scientifica”, ha sottolineato il comandante dei Carabinieri, il generale Tullio Del Sette, spiegando che “quello che bisogna ottenere è l’archiviazione certa, affidabile e pulita delle voci e l’identificazione automatica”, nel senso che “attraverso una voce anonima registrata, così come avviene per le impronte digitale e il Dna, si può operare un confronto nella banca dati” e questo è importantissimo soprattutto nelle indagini per terrorismo internazionale.

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