Pd chiude ad alleanze. Sinistra incalza: “Noi quarto polo”

Pubblicato il 16 luglio 2017 da ansa

Pd sinistra

Matteo Orfini in una foto d’archivio. ANSA/CESARE ABBATE

FIUGGI. – “Una enorme grottesca perdita di tempo”. Alla parola “alleanze”, Matteo Orfini sbotta. “Se ne parlerà dopo il voto”. Discorso chiuso per il presidente Dem, che tiene la linea dura del segretario. E anche un dialogante come Graziano Delrio, per il quale se ne potrebbe pure parlare “un’ora al giorno”, alza le braccia di fronte a chi, da sinistra, accusa le politiche dei governi Renzi e Gentiloni “di destra”: “E’ un insulto, non c’è volontà di dialogo”.

Insomma, il solco che separa il Pd dalla sinistra sembra diventare sempre più un fossato. Tanto che Nicola Fratoianni sembra più ottimista sulle chance di fare “un quarto polo alternativo a destre e Pd”. A Reggio Emilia posano per una foto il giovane Alessandro Capelli, che rappresenta il Campo progressista di Pisapia, Roberto Speranza, coordinatore di Mdp, Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, e Pippo Civati, padrone di casa con il suo Possibile.

Il tentativo è creare le condizioni dell’unità (c’è chi spinge per un nuovo evento nazionale). Ma il veto anti-Renzi di Si divide i vendoliani da Pisapia, che con il Pd vuol tenere aperto un canale di dialogo. Perciò nel coordinamento Cp-Mdp che potrebbe essere avviato tra martedì e mercoledì (quando Pisapia sarà a Roma) non farà parte Si, che non dovrebbe confluire neanche nei gruppi unitari di Insieme, a settembre.

Le distanze però, assicurano Civati e Speranza, sono colmabili. Di fronte a un Pd che è ormai partito “di centro”, non possono esistere “due sinistre”, dice il deputato di Possibile. E il coordinatore di Mdp nota che c’è già una convergenza sui programmi: “A Reggio Emilia si è fatto un passo avanti verso una nuova forza progressista”, assicura. Del resto, osservano da sinistra, la chiusura di Renzi sul tema alleanze aiuta a compattarsi.

Se il coordinamento sarà, come del resto chiede Pisapia, aperto a tutti, anche Civati potrebbe entrare. Anche il Pd apre la stagione dell’apertura, ma come dialogo con le parti sociali per rafforzarsi. “Domani incontriamo i sindacati, chiediamo a tutti di darci una mano per un Grande Pd che vada oltre il 30%. Ma con il proporzionale le alleanze si fanno dopo il voto”: l’unico effetto di parlarne è che “nel Pd ci prendiamo a mazzate”.

Orfini, alla festa di Left wing a Fiuggi, descrive un Pd sotto attacco: ha “tantissimi nemici” perché fa cose “di sinistra”. Da ex dalemiano torna poi ad attaccare D’Alema (“Non è più lui, sta con chi aveva combattuto”) e riserva una stoccata pure a Pisapia (“Un leader politico che il Paese non riconosce come tale”).

Toni meno duri usa, in un’intervista a Repubblica, Graziano Delrio, che cancella ogni ombra sul suo sostegno a Renzi (“Non è isolato”) e definisce inaccettabili i veti su di lui, ma non chiude all’ipotesi che si parli di alleanze, soprattutto se cambierà la legge elettorale. Il tentativo dei “moderati” Dem è anche evitare quei nuovi addii “a valanga” in cui spera Mdp. Ma Gianni Cuperlo non nasconde il disagio e l’ipotesi scissione: “Posso restare solo se chi guida il Pd non usa la clava”.

(dell’inviata Serenella Mattera/ANSA)

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