Cina: Pil trimestre resta al 6,9% con consumi ed export

Pubblicato il 17 luglio 2017 da ansa

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Cina: Pil trimestre resta al 6,9% con consumi ed export

PECHINO. – La Cina spunta a sorpresa un Pil nel secondo trimestre al passo del primo (+6,9% annuo) e allunga sul dato congiunturale (a +1,7% da +1,3%) con export e consumi solidi, nonostante le misure varate contro i rischi finanziari. Le buone notizie sulla crescita maturano dopo un weekend in cui il presidente Xi Jinping ha annunciato che la Banca centrale cinese “avrà un ruolo più forte nella gestione prudenziale macroeconomica e di guardia verso i rischi sistemici” tracciando la nuova “missione” dell’istituto al National Financial Work Conference, organismo che si riunisce a porte chiuse ogni 5 anni con lo scopo di definire le policy in materia finanziaria, in un quadro più ampio di riassetto delle autorità di vigilanza.

“L’economia ha avuto una performance in un range appropriato e con un visibile buon momento e una crescita salda”, ha spiegato Xing Zhihong, portavoce dell’Ufficio nazionale di statistica, fiducioso in conferenza stampa sugli sviluppi della seconda metà del 2017 per il “raggiungimento dei target definiti” dal governo intorno al 6,5%, dopo un 2016 al +6,7%, ai livelli più lenti degli ultimi 26 anni.

Tra i tentativi di contenimento del debito e il raffreddamento della bolla immobiliare, gli investimenti fissi, comprensivi di spesa per le costruzioni e infrastrutture, sono saliti dell’8,6% nel semestre (dal 9,2% di gennaio-marzo), mentre quelli nel real estate dell’8,5% (dal 9,1%). Nei primi sei mesi le vendite al dettaglio di beni di consumo hanno avuto un balzo del 10,4%, più del 10% di inizio anno, con l’export nel semestre in accelerazione del 15% quanto a valore. Solo a giugno le vendite sono salite dell’11% (al top da dicembre 2015) e la produzione industriale è aumentata del 7,6% (ai massimi dei tre mesi).

La seconda parte dell’anno, tuttavia, vede stime degli analisti più moderate, quando tra pochi mesi si terrà il 19/mo Congresso del Partito comunista chiamato a rinnovare la leadership e a rafforzare poteri e ruolo di Xi. La sfida del presidente riflette la consapevolezza dei rischi e del peso globali raggiunti finanziariamente dalla Cina: oltre al nuovo ruolo della Banca centrale, ha proposto una commissione ad hoc sul coordinamento tra gli enti di regolamentazione (China Securities Regulatory Commission, China Banking Regulatory Commission e China Insurance Regulatory Commission).

Sono passaggi necessari a “mantenere la stabilità e a servire l’economia reale, al riparo dai rischi sistemici”. La Cina “deve consolidare la leadership del Partito comunista sul settore finanziario, attaccarsi al tono di base e guardare al progresso mentre mantiene la stabilità e il rispetto delle regole e dello sviluppo finanziario”, ha concluso richiamando il Congresso.

Lo scenario tracciato è la risposta al downgrading di Moody’s e al warning di venerdì lanciato da Fitch, secondo cui il debito in rialzo potrebbe innescare “shock economici e finanziari” pur se l’agenzia tenesse il rating A+. Il comitato di coordinamento dei regolatori, rafforzando i meccanismi di vigilanza, lascia presagire che alla prima occasione, dopo il Congresso, i vertici potrebbero essere rimossi.

Un monito di Xi sul fronte interno. I timori di lungo stallo normativo finanziario ha pesato sulle Borse: a Shanghai (-0,33%) e Shenzhen (-2,56%) 500 titoli hanno superato il limite giornaliero di perdita oltre il 10%.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)

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