Venezuela, Alfano alla Camera: “Non ci gireremo dall’altra parte”

Pubblicato il 18 luglio 2017 da redazione

ROMA – “L’Italia vuole restare vicina al Venezuela, al popolo venezuelano e ai nostri connazionali residenti. Se le violenze dovessero continuare non ci gireremo dall’altra parte e non resteremo silenti”. Lo ha assicurato il ministro degli Esteri Angelino Alfano riferendo alla Camera sulla crisi in Venezuela

– Continuiamo e continueremo a mantenere aperti canali con governo e opposizione nel Venezuela scosso dalla crisi – ha sostenuto -. E’ necessario il sostegno dei Paesi amici per evitare il baratro. In questi tentativi di mediazione – ha aggiunto – continueremo ad avvalerci del prezioso aiuto della diplomazia vaticana.

Alfano ha detto di aver promosso un coordinamento con Spagna e Portogallo. Questo perché convinto che anche dall’Ue è necessario inviare un messaggio “forte e autorevole” per superare il “muro contro muro alimentato dalla profonda sfiducia” tra governo e opposizione. Per il ministro è fondamentale il rispetto dell’autonomia e delle prerogative del parlamento, il rilascio dei detenuti politici, l’apertura di corridoi umanitari e, ora, anche la sospensione delle elezioni dell’Assemblea Nazionale Costituente, promossa dal presidente Maduro in senso autoritario.

Per il titolare della Farnesina, un segnale incoraggiante, nello scenario complesso della crisi in Venezuela, è venuto dalla concessione degli arresti domiciliari da parte di Maduro al leader dell’opposizione Leopoldo Lopez.

– A tale misura – ha sottolineato il ministro Alfano – devono fare seguito analoghe misure per gli altri detenuti politici.

Non è mancato il riferimento alle nostre aziende che, ammette il ministro, “rimangono fortemente esposte” con crediti per circa un miliardo di euro.

– Occorre approfondire la ricerca di modalità affinché tali crediti siano recuperati – ha commentato -. Nonostante la crisi – ha quindi precisato – gli imprenditori italiani non hanno abbandonato il Paese e sono pronti a dare contributo al rilancio economia venezuelana quando le condizioni lo permetteranno.

In seguito all’intervento all’informativa urgente del Ministro Alfano, a nome del Gruppo di Forza Italia, è intervenuta Fucsia Fitzgerald. Dopo aver evidenziato “l’insostenibilità del livello attuale di crisi in Venezuela, in cui sono minati anche i diritti umani”, ha espresso “apprezzamento” per il comportamento del Governo. Ha chiesto comunque di “più efficace sul piano diplomatico e quello concreto degli aiuti”.

– Ritengo – ha detto – che sia arrivato il momento che il Governo si faccia carico di aprire un corridoio umanitario per gli italiani che vivono in Venezuela e di attivarsi con più efficacia diplomatica per l’avvio di un processo di normalizzazione. E’ necessario agire con sapiente solerzia – ha proseguito la deputata eletta all’estero – per far cessare le violenze e avviare una pacificazione sociale. Come possiamo lasciar morire i bambini – ha esclamato l’on. Nissoli – per mancanza di medicinali in un Paese con il quale abbiamo un pezzo di storia in comune? Vorremmo che i valori che ci caratterizzano nella nostra proiezione internazionale – ha concluso l’on. Nissoli – ci portino ancora una volta a dare speranza a un popolo e sostegno ai nostri connazionali in difficoltà. Che sentano la presenza viva del loro Paese, del nostro Paese, al loro fianco. L’Italia non può dimenticare i propri figli! Quindi agiamo con diplomazia ma anche con concretezza perché la fame e la malattia non aspettano!

Dal canto suo, Mario Marazziti (Democrazia Solidale – C.D.) ha sostenuto che “occorre un’iniziativa italiana, paese amico e rispettato in Venezuela, per aprire un tavolo di trattativa, accompagnato anche da altri paesi amici come Spagna e Portogallo per costruire un percorso che dia corpo al programma di fine della violenza e uscita dalla crisi indicato dalla Santa Sede: liberazione dei detenuti politici e fine della violenza, centralità del Parlamento regolarmente eletto in Venezuela, protezione e aiuto alla popolazione civile”.

– In Venezuela – ha aggiunto – c’è un grave rischio di involuzione autoritaria contro il popolo, messa in evidenza dal recente referendum non ufficiale promosso dalle opposizioni. Lo dice non tanto il 98% dei voti per fermare l’annunciata riforma della costituzione che prefigura un presidenzialismo a vita, prevedibile nelle proporzioni, ma i 7 milioni e mezzo di venezuelani che sono andati a votare in un clima di insicurezza, violenza diffusa e intimidazioni. Con l’inflazione all’800% e un dollaro che in solo quattro anni costa trecentocinquanta volte di più, salari medi di trenta dollari al mese, l’80% della popolazione dentro carestia, fame e scarsità di medicinali, occorre fare presto per scongiurare un’autentica guerra civile. Un’iniziativa di pace e di pacificazione, un dialogo nazionale è l’unica strada e va intrapresa subito”, conclude.

Ignazio La Russa, deputato di Fratelli d’Italia,  si è detto deluso da governo e dal parlamento italiano

– Ringrazio il Ministro Alfano per avere voluto svolgere questa relazione al Parlamento – ha commentato -. E lo ringrazio anche, per la decisione di rafforzare al massimo la presenza diplomatica e non diplomatica in Venezuela, a tutela degli interessi degli italiani. Ma – ha aggiunto – la mia soddisfazione finisce quì perché sono molto deluso, non tanto e non solo, dell’azione del Governo, quanto e soprattutto, della reazione di questo Parlamento che, di fronte alla crisi venezuelana, non so se è sordo, ma sicuramente è vuoto. Io – ha detto – non mi sono stupito degli interventi della sinistra, disperatamente protesi a tentare di dire che, come al solito, non è colpa dell’ideologia che si è incardinata in quel Paese, ma è colpa dell’America. In questa Aula ho sentito parlare delle forze golpiste e degli Stati Uniti. Ho sentito di tutto, tranne che di chi ha arrestato in questi ultimi tre anni 4.000 oppositori, tranne che di chi, dal 2013 ha dichiarato che si può sparare sulla folla se ci si raduna per protestare, o di chi ha rinviato il referendum che era previsto per gennaio, tranne che per chi ha fissato il colpo di Stato giudiziario per questo mese, tranne che per chi ha la complicità, incredibile, dell’asserita Corte Suprema di giustizia, che ha fatto 250 sentenze contro il Parlamento liberamente eletto e che non è a favore di questo Governo. Allora, meglio Trump, che almeno ha detto che se Maduro imporrà l’Assemblea Nazionale ci saranno sanzioni dure e immediate. Da parte nostra – ha aggiunto -, vogliamo dire quale sarà la reazione dell’Italia, nel caso in cui si continuasse, non solo ad arrestare, imprigionare, perseguitare gli oppositori, ma anche a fare questo ulteriore passo di colpo di Stato? Io mi aspetto un’azione del Governo molto, molto più incisiva.

 

 Riproduciamo integralmente l’intervento alla Camera del Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano,

Signor Presidente, onorevoli colleghi,

non è possibile ignorare il senso di angoscia e preoccupazione che ci afferra tutti dinnanzi alla drammatica situazione che sta vivendo il Venezuela. È una crisi senza precedenti, economica, politica, sociale, che colpisce un grande e ricco Paese, un Paese lontano eppure a noi così vicino. Così vicino per almeno due motivi: il primo è costituito dalle radici profonde comuni che affratellano Italia e Venezuela; il secondo è rappresentato dagli oltre 150 mila connazionali che lì vivono e che ci chiedono aiuto. C’è poi un fatto, che è un fatto particolare che non può lasciarci indifferenti e che giustamente ha dato origine a questa informativa: l’irruzione di estremisti vicini alle posizioni chaviste nell’Assemblea Nazionale, in contemporanea con le celebrazioni della festa nazionale lo scorso luglio.

Quando un Parlamento, il luogo delle scelte democratiche, viene violato con la violenza, penso che non si possa rimanere indifferenti, per questo ho voluto condannare pubblicamente e con forza questo episodio, che ha anche determinato il ferimento di alcuni parlamentari di origine italiana. A loro e ai loro colleghi vorrei rinnovare qui in quest’Aula tutta la mia solidarietà e vicinanza; la stessa solidarietà che ho voluto esprimere ieri in videoconferenza ai rappresentanti della nostra collettività in Venezuela e al personale che presta servizio nella nostra rete diplomatica consolare a Caracas. A questi nostri connazionali, che hanno testa e cuore in Italia e piedi in Venezuela, ho voluto ribadire con forza che il Governo c’è e sta facendo tutto il possibile per aiutarli, anche rafforzando quei servizi che facilitino a tanti italiani l’ottenimento di quel salvagente – così lo hanno definito – che legittimamente ci hanno chiesto, e che è rappresentato dal passaporto italiano.

Il Venezuela attraversa una situazione sempre più difficile; le proteste di piazza durano ormai da tre mesi, con un pesantissimo saldo in termini di vite umane, feriti e arrestati. Vi è il concreto rischio che le violenze possano degenerare a tal punto da sfuggire al controllo tanto del Governo quanto dell’opposizione. Vi sono purtroppo già chiari segnali che si sta andando in questa direzione, verso questo scenario: penso all’attacco contro il tribunale supremo dello scorso 27 giugno e all’irruzione nel Parlamento venezuelano che ricordavo poc’anzi. Governo e forze di opposizione sono fermi sulle rispettive posizioni. Il Governo continua a mantenersi intransigente sulla convocazione dell’Assemblea costituente prevista per il 30 luglio. Pur rispettando i principi di sovranità e di autodeterminazione, non abbiamo potuto fare a meno di rilevare le nostre perplessità per il sistema di voto previsto per la Costituente: non ci appare coerente con i criteri di suffragio universale e di libera ed eguale partecipazione all’espressione delle scelte individuali, che riteniamo essenziali nel contesto dello Stato di diritto.

L’opposizione, dal canto suo, continua a richiedere la liberazione di tutti i detenuti politici, la fissazione di libere elezioni e, soprattutto, la sospensione dell’elezione della Costituente, forte del risultato del referendum popolare di domenica. Oltre 7 milioni di cittadini si sono chiaramente pronunciati contro il progetto del Presidente, il 40 per cento circa di un elettorato che ha voluto esprimersi nonostante gli evidenti limiti organizzativi e le precarie condizioni di sicurezza che attraversa il Paese. In questo scenario complesso non manca qualche timido segnale incoraggiante: mi riferisco alla decisione del Presidente Maduro di concedere gli arresti domiciliari al leader dell’opposizione Leopoldo Lopez, che esce dopo tre anni di dura detenzione in un carcere militare. Si può leggere questa evoluzione come possibile apertura al dialogo. È necessario, tuttavia, che a tale misura facciano seguito analoghi provvedimenti nei confronti di tutti gli altri detenuti politici e che lo stesso Lopez, così come il suo collega sindaco Ledezma, sia al più presto liberato definitivamente.

In generale il Paese è ora a un bivio: da una parte, la strada verso la soluzione negoziata fra le parti; dall’altra, la strada verso il caos. Certo, come vi ho appena detto, c’è un muro contro muro alimentato da una profonda sfiducia fra il Governo e le opposizioni, ma proprio per questo è necessario, ora più che mai, un grande e convinto sostegno dei Paesi amici per salvare il Venezuela dal baratro. Noi continueremo ad operare per favorire la mediazione tra le parti, di concerto con l’Unione europea e, in particolare, con i Paesi che insieme al nostro hanno le più consistenti comunità residenti. E, infatti, proprio per questo ho promosso un coordinamento con Spagna e Portogallo, ossia due degli Stati dell’Unione europea maggiormente interessati alla crisi, perché anche dall’Unione europea possa essere indirizzato un messaggio chiaro, forte e autorevole. Proprio ieri a Bruxelles abbiamo nuovamente affrontato, con i colleghi Ministri degli esteri, la crisi venezuelana per rilanciare la richiesta, al Governo Maduro, di sospendere il processo di creazione dell’Assemblea costituente. Il Governo deve tenere conto della volontà popolare, espressa domenica, di arrivare ad una soluzione politica della crisi. Continueremo, quindi, a mantenere elevata l’attenzione sul Venezuela e a considerare tutte le opzioni sul tavolo. Non possiamo rimanere inermi innanzi alle violazioni del diritto del popolo venezuelano a vivere in pace e in sicurezza e a scegliere liberamente i propri rappresentanti.

L’impegno sul Venezuela ha visto coinvolto anche il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Ricordo la sua lettera del 18 giugno scorso, firmata anche dal suo omologo spagnolo Mariano Rajoy, nella quale si esprimeva al Presidente Maduro la profonda preoccupazione per la gravità della situazione e lo si invitava a desistere dalla convocazione della Costituente. Parallelamente, a Caracas il nostro ambasciatore ha compiuto un passo presso il presidente della Commissione preparatrice per l’Assemblea costituente per riaffermare la disponibilità del nostro Paese a favorire ogni contatto fra le parti. Noi, comunque, continuiamo e continueremo a mantenere aperti i canali di comunicazione sia con il Governo sia con gli esponenti dei principali partiti di opposizione. Certo deve essere chiaro che una mediazione oggi può essere possibile solo partendo dal rispetto delle quattro condizioni riassunte dal Segretario di Stato, monsignor Parolin, lo scorso dicembre: rispetto delle prerogative del Parlamento; rilascio di tutti i detenuti politici; apertura di canali umanitari; fissazione di un calendario elettorale certo. A queste inevitabilmente si aggiunge una quinta, ovvero la sospensione del processo costituente. Contestualmente, entrambe le parti devono agire urgentemente per fermare ogni azione violenta nel Paese. È chiaro, peraltro, che anche in Venezuela, come in ogni Stato sovrano, è sul Governo che cade inevitabilmente la maggiore responsabilità per il mantenimento di condizioni di pace e sicurezza.

Stiamo anche lavorando per estendere il fronte dei Paesi che possono indurre il Governo venezuelano ad agire con il massimo senso di responsabilità. Vi sono, infatti, due ipotesi: la prima è quella di un dialogo sostenuto da mediatori regionali, cioè latino-americani. Questo formato, tuttavia, non risulta gradito alle opposizioni per lo squilibrio nella scelta dei Paesi mediatori troppo a favore del Governo, e per ora non ha dunque sortito alcun effetto.

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