Raggi: “Vittoria della città”. Opposizione: “Roma non é mafia”

Il sindaco di Roma Virginia Raggi all'interno dell'aula bunker del compresso carcerario di Rebibbia durante il processo di "Mafia Capitale". Roma, 20 luglio 2017. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI
Il sindaco di Roma Virginia Raggi all’interno dell’aula bunker del compresso carcerario di Rebibbia durante il processo di “Mafia Capitale”. Roma, 20 luglio 2017. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – Caduta la mafia, resta la capitale. E sul destino di Roma dopo la sentenza di Rebibbia le forze politiche si dividono aspramente, rivangando un traumatico passato recente. Trascinata in Campidoglio anche dall’onda di indignazione per il ‘Mondo di Mezzo’, Virginia Raggi nell’aula bunker esalta “la vittoria dei cittadini” e invita a “non abbassare la guardia” contro il malaffare. “Di cui paghiamo ancora le conseguenze”, dice la sindaca M5S.

Il suo movimento attacca Pd e centrodestra, i cui esponenti sono stati condannati in primo grado. “Devono chiedere scusa per aver ridotto così la città”, dicono diversi esponenti pentastellati. Ma sinistra e destra non ci stanno a stare ancora nel mirino come in campagna elettorale con la parola “mafia” usata come una clava.

“Inaccettabile il comportamento di Raggi – dice l’ex candidato sindaco Pd Roberto Giachetti -, che nei suoi post sui social network a commento della sentenza di oggi continua a parlare espressamente di ‘Mafia Capitale’, come se il tribunale non avesse smentito quella tesi solo poche ore prima”. “D’ora in poi – aggiunge – chi accosterà la parola ‘mafia’ alla parola ‘Roma’ dimostrerà di non amare la città e i nostri concittadini, continuando sciaguratamente a speculare su una notizia falsa”.

Su una linea analoga Fabio Rampelli di Fdi-An, che parla di “danno d’immagine”. “A Roma dunque ci sono gli stessi delinquenti di Milano, Bologna e Venezia, nessuna mafia, anche se quell’accusa formulata contro la Capitale ha innescato una deriva che ha ingigantito il M5S e consegnato Roma a un sindaco incapace – dice Rampelli -. E chi risarcisce ora la città?”.

“Dopo tre anni e mezzo durante i quali Roma è stata presentata e raccontata dai media di tutto il mondo come ‘Mafia Capitale’ – dice Stefano Fassina di Sinistra italiana – cade oggi per tutti gli imputati il pilastro distintivo dell’impianto accusatorio: l’associazione mafiosa, già caduta nei mesi scorsi per l’ex sindaco Alemanno. I danni di immagine e inevitabilmente reali subiti dalla città sono enormi”.

Dell’operato della procura parla esplicitamente il vicepresidente della Camera di Forza Italia Maurizio Gasparri, secondo il quale “Pignatone deve fare qualche riflessione. Sono molte le sconfitte che sta ottenendo. I giornali non possono più titolare ‘mafia capitale’, ma ‘corruzione capitale’. Dal sovranista Francesco Storace l’accusa a Raggi di essere stata eletta grazie a Mafia Capitale. Sul punto a una domanda dei giornalisti la sindaca non risponde. “Scusatevi, la vostra sindaca é indagata”, dice ancora Storace ai cinquestelle.

Contrattaccano i parlamentari M5S: “Quel che è emerso è un sistema dove la criminalità organizzata, grazie alla compiacenza di esponenti del Pd e del centrodestra, è riuscita ad infiltrare ogni apparato della Capitale riducendo la città in macerie. Quel che sorprende in questa buia giornata per Roma è il silenzio dei partiti. Abbiano almeno il pudore di assumersi le loro responsabilità e di chiedere scusa ai romani”.

(di Luca Laviola/ANSA)