Scontro Italia-Ungheria sui migranti: “Chiudete i porti”

(ANSA/AP Photo/Emilio Morenatti)
(ANSA/AP Photo/Emilio Morenatti)

BRUXELLES. – “Chiudete i porti” e creiamo “centri di accoglienza fuori dall’Ue”. Ogni giorno è una nuova ‘lezione’ per l’Italia dai partner Ue. Dopo il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz, che ieri ha ‘suggerito’ di trattenere tutti i migranti a Lampedusa, questa volta a salire in cattedra è il premier ungherese Viktor Orban, che in un’intervista radiofonica ha pensato bene di dispensare consigli a Roma. “Lezioni improbabili”, le ha definite il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che, respingendole al mittente, ha avvertito: “Non accettiamo parole oltraggiose sul tema dei migranti”.

Già in settimana i leader dei Paesi del patto Visegrad – la polacca Beata Szydlo, il ceco Bohuslav Sobotka, lo slovacco Robert Fico, e Orban – dopo una riunione a Budapest avevano fatto recapitare una lettera a Palazzo Chigi per ribadire la necessità di identificare “i veri richiedenti asilo prima di entrare in Ue”.

“Le nostre frontiere esterne devono essere protette – hanno scritto nel documento -. L’Ue ed i suoi Stati dovrebbero mobilitare risorse finanziarie e di altro genere per creare condizioni sicure e umane in hotspot o centri di accoglienza fuori dall’Ue”. Le quattro cancellerie hanno espresso la loro disponibilità a “contribuire in modo significativo”, ma sottolineando al tempo stesso di “escludere azioni che potrebbero creare nuovi e più forti fattori attrattivi per i migranti, in particolare meccanismi obbligatori di ridistribuzione automatica”.

In pratica le ‘relocation’ da Italia e Grecia, contro cui Ungheria e Slovacchia hanno fatto opposizione alla Corte di giustizia Ue (per mercoledì è atteso il parere dell’avvocato generale) e per il mancato rispetto delle quali Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia hanno una procedura di infrazione aperta.

“Dai nostri vicini, dai Paesi che condividono il progetto europeo abbiamo diritto di pretendere solidarietà. Non accettiamo lezioni né parole minacciose – ha risposto Gentiloni -. Serenamente, ci limitiamo a dire che noi facciamo il nostro dovere e pretendiamo che l’Europa faccia il proprio senza darci improbabili lezioni”.

“L’Europa dovrebbe darci solidarietà, non lezioni anche perché non è un pulpito che funziona”, ha avvertito quasi con le stesse parole il ministro degli Esteri Angelino Alfano, mentre la titolare della Difesa Roberta Pinotti ha parlato di “una serie di consigli non richiesti che danno la dimostrazione di quanto ognuno guardi al cortile della propria campagna elettorale”.

Sull’argomento è intervenuto anche il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani, che ha richiamato i Paesi dell’est al rispetto dell’accordo sui ricollocamenti ed ha invitato ad usare i 6,5 miliardi di fondi strutturali inutilizzati per far fronte alla crisi migratoria. “Il Parlamento Ue ha fatto la sua parte in modo chiaro e fermo – ha detto -. Ora dipende dagli Stati membri compiere risolutivi passi avanti”.

Intanto gli ultimi dati dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni rivelano che su un totale di 111.514 migranti e rifugiati giunti in Europa via mare da inizio anno, l’85% sono approdati in Italia.

(di Patrizia Antonini/ANSA)