Libia pronta a dichiarare la propria “area di ricerca e salvataggio migranti”

Gommone migranti. (ANSA/AP Photo/Santi Palacios)
Gommone migranti. (ANSA/AP Photo/Santi Palacios)

BRUXELLES. – La Libia è pronta a dichiarare ufficialmente la propria ‘area di ricerca e salvataggio’ (Sar) e lavora con l’Italia ad un progetto di fattibilità per capire fino a che punto sarà in grado di presidiarla. L’indiscrezione, rimbalzata da fonti europee a Bruxelles, emerge all’indomani dell’incontro dei ministri dell’Interno di Algeria, Austria, Francia, Germania, Italia, Libia, Mali, Malta, Niger, Slovenia, Svizzera, Ciad, e Tunisia, a Tunisi, al quale hanno preso parte anche il commissario Ue alla Migrazione Dimitris Avramopoulos ed il ministro dell’interno estone Andres Anvelt in qualità di presidenza di turno del Consiglio dell’Unione.

Della questione, non esplicitamente citata nella dichiarazione finale del vertice di Tunisi, si è parlato ai margini della riunione. Un passo avanti da leggere anche nella cornice dell’incontro, a Parigi, tra il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez Sarraj e il comandante dell’Esercito nazionale libico Khalifa Haftar. E che avrà un seguito già domani nell’incontro annunciato a Roma tra Sarraj e il premier Paolo Gentiloni.

Secondo le stesse fonti, l’addestramento della guardia costiera libica, parte di un più ampio progetto che vede il contributo dell’Unione, sta continuando a dare risultati, dato che nei giorni scorsi sono stati circa 3.000 i migranti salvati dai libici e riportati verso le coste del Paese nordafricano, ed è stata bloccata la partenza di altri 11mila.

Lo stesso direttore regionale dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) Eugenio Ambrosi, all’inizio di luglio, partecipando ad un’iniziativa dell’Unhcr a Bruxelles, aveva spiegato che i migranti salvati erano stati 10mila. In generale, i due principali elementi di novità che emergono dalla dichiarazione di Tunisi, sottoscritta da tutti i Paesi presenti – anche se non senza momenti di esitazione – sono sia la decisione di rafforzare la cooperazione sulle attività di soccorso e ricerca in mare (con altri Paesi che si sono detti intenzionati a seguire l’esempio della Libia) sia sulle riammissioni.

Rispetto a questi due punti – viene fatto rilevare – gli Stati africani, ed in particolare la Tunisia, avevano sempre fatto muro, e la decisione di sottoscrivere il documento viene letta come una svolta. Ma contemporaneamente, si ricorda, si andrà avanti con gli sforzi europei a sostegno di Unhcr e Oim, per migliorare gli standard nei centri d’accoglienza e per dare risposte ai migranti che vogliono avvalersi dei rimpatri volontari.

(di Patrizia Antonini/ANSA)