Fmi vede ripresa nell’Eurozona, ora Italia spinga sulle riforme

Christine Lagarde. EPA/MICHAEL REYNOLDS
International Monetary Fund (IMF) Christine Lagarde. EPA/MICHAEL REYNOLDS

NEW YORK. – La ripresa di Eurolandia si rafforza. E l’Italia, così come altri paesi europei, deve approfittarne per spingere sull’acceleratore delle riforme, portando avanti politiche pro-crescita senza perdere di vista la riduzione del debito. Il Fondo Monetario Internazionale vede rosa per l’economia Eurozona, trainata dalla locomotiva tedesca e dalla Spagna. Più indietro Francia e Italia, sulla quale continuano a pesare gli effetti più persistenti della crisi. Se infatti il Pil della Germania è già riuscito saldamente a tornare ai livelli pre-crisi, l’Italia dovrà attendere fino alla metà degli anni 2020 per vedere la sua economia recuperare il terreno perso.

Su Eurolandia il Fmi è ottimista almeno nel breve periodo. A medio-lungo termine restano però “significativi rischi al ribasso”, fra i quali la crisi dei migranti: da qui l’invito a non abbassare la guardia e a non compiacersi, soprattutto sul fronte finanziario. L’ammontare dei crediti deteriorati nell’area euro è calato negli ultimi due anni di 160 miliardi di euro, ma lo stock – osserva il Fondo – resta elevato a circa 1.000 miliardi di euro. I progressi nella riduzione degli npl sono stati “lenti” in Italia, il paese che ne ha di più: sono calati solo del 5% rispetto al picco del 2015.

“Servono ulteriori sforzi per affrontare i crediti deteriorati e la bassa produttività delle banche” afferma il Fmi, incoraggiando le autorità europee a continuare a lavorare per centrare l’obiettivo dell’unione bancaria. Lodando l’azione della Bce, il Fmi ritiene “prematura” un’uscita dalle misure di stimolo, gettando di fatto un’ombra sul tapering. La politica della Bce dovrebbe restare accomodante fino a che l’inflazione non rialzerà la testa e non mostrerà segnali evidenti di avvicinamento all’obiettivo del 2%. Un target che, secondo il Fmi, non sarà centrato almeno fino al 2022, a fronte di una crescita all’1,9% quest’anno e all’1,7% il prossimo, con un tasso di disoccupazione in calo all’8,8% nel 2018.

Mario Draghi ha rassicurato nell’ultima riunione della Bce sul tapering ma senza successo: le sue parole non hanno convinto gli investitori, che scommettendo su una revisione a breve del quantitative easing hanno messo le ali all’euro, salito oggi ai massimi dall’agosto 2015 a 1,17 dollari. La ripresa dell’Eurozona offre ai paesi membri la possibilità di accelerare sulle riforme. Gli stati che hanno spazio di bilancio dovrebbero usarlo per aumentare il potenziale di crescita con investimenti pubblici e riforme strutturali.

“I paesi che non ne hanno dovrebbero andare avanti con il consolidamento per avviare il debito su una traiettoria di calo. Tutti i paesi, a prescindere dalla spazio fiscale a disposizione, dovrebbero rendere la loro politica di bilancio pro-crescita”, afferma il Fmi nell’Article Iv per l’area euro, sottolineando che l’Italia, così come la Francia e il Portogallo, dovrebbe approfittare dell’attuale ripresa per avviare il debito su una traiettoria di riduzione. E dovrebbe continuare sulla strada delle riforme, con priorità all’aumento della concorrenza nei mercati dei servizi e dei prodotti e a una maggiore efficienza del settore pubblico.

Il Fmi ribadisce per l’Italia la sua ricetta, che passa per una razionalizzazione delle spese fiscali, un ampliamento della base imponibile e una tassa moderna sulle proprietà immobiliari. Interventi che consentirebbero al Belpaese di ridurre il cuneo fiscale.

(Di Serena Di Ronza/ANSA)