Istat: in Italia nel 2015 uno su cinque a rischio povertà

Pubblicato il 26 luglio 2017 da ansa

ROMA. – In Italia nel 2015 “circa un residente su cinque (19,9%) è a rischio di povertà”: è quanto ha detto il presidente dell’Istat Giorgio Alleva in un’audizione alla Camera su disuguaglianze, distribuzione delle ricchezza e delle risorse finanziarie. Il responsabile dell’Istituto di Statistica ha precisato che tali persone vivono in famiglie che nel 2014 avevano un reddito equivalente inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. “Il rischio di povertà – ha proseguito – è cresciuto di poco durante gli anni della crisi, un indizio del fatto che il periodo di involuzione economica potrebbe aver colpito in modo uniforme ricchi e poveri”.

Se si valuta più ampiamente il problema, tenendo conto cioè anche del fattore esclusione sociale, l’essere residenti nel Mezzogiorno espone a un rischio maggiore. La maglia nera va alla Sicilia, con più della metà della popolazione (55,4%) che vive in famiglie a rischio povertà o esclusione, viceversa, i valori più contenuti, intorno al 15 per cento, si rilevano nella provincia autonoma di Bolzano (13,7%).

L’indicatore sintetico di rischio di povertà ed esclusione sociale, ha ricordato Alleva, oltre alle difficoltà reddituali delle famiglie, tiene conto anche della bassa intensità lavorativa (famiglie con componenti in età lavorativa tra i 18 e i 59 anni che lavorano meno di un quinto del tempo) e della deprivazione materiale, ossia dell’ impossibilità di sostenere gran parte delle spese per determinati beni o servizi.

L’indicatore mostra come l’essere residenti al Mezzogiorno esponga a un rischio maggiore lungo tutte le dimensioni della vulnerabilità: in Sicilia più della metà della popolazione (55,4%) vive in famiglie a rischio di povertà o esclusione, e in Puglia e Campania si supera il 45 per cento (rispettivamente 47,8% e 46,1%). Viceversa, valori più contenuti, intorno al 15 per cento, si rilevano nella provincia autonoma di Bolzano (13,7%), in Friuli-Venezia Giulia (14,5%) ed Emilia-Romagna (15,4%).

Nell’arco temporale dal 2008 al 2015, in un quadro nazionale che ha visto il valore dell’indicatore passare dal 25,5 al 28,7 per cento, un peggioramento significativo, ovvero una più ampia diffusione di fenomeni di disagio, si è manifestato in Umbria e Puglia, dove l’indicatore è aumentato di oltre 10 punti percentuali (rispettivamente +10,7 e +10,6 punti), e nella Provincia autonoma di Trento e in Sicilia, dove l’incremento è stato di 7 punti percentuali (rispettivamente +7,5 e +7,2 punti).

In particolare, ha spiegato ancora il presidente dell’Istat, il dato dell’Umbria è conseguenza delle difficoltà economiche iniziate nell’anno 2008, che hanno colpito diversi settori produttivi strategici dell’area.

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