Pellegrini oro, storia di un’atleta che è come l’Araba Fenice

Pubblicato il 26 luglio 2017 da redazione

Federica Pellegrini festeggia l’oro mondiale nei 200 sl. (ANSA/AP Photo/Michael Sohn)

ROMA. – Ha gioito e pianto, cambiato tecnici, distanze in acqua e città, ha vinto ori e stabilito record, è caduta e risalite tante volte. Sul collo sempre quella fenice stampata, a ricordare che dalle ceneri si rinasce. Ma lei è Federica Pellegrini, capace di tutto, farsi prendere dal panico, arrivare a odiare l’acqua e poi tornare ad accarezzarla fino a prendersi un oro su cui nessuno avrebbe scommesso. Nemmeno lei.

A Budapest la Divina vince il terzo titolo della sua carriera no limits, nella sua gara, quei 200 stile in cui comunque in sette edizioni disputate è sempre andata sul podio: dopo Shanghai 2011 e Roma 2009, è ancora iridata. Un assaggio lo aveva dato alla fine dello scorso anno, conquistando a Windsor, ai mondiali in vasca corta, ancora un titolo.

Ma quella di Super Fede è la storia di una campionessa infinita che, classe ’88, nata il 5 agosto sotto il segno del Leone, tra trionfi, cadute e grandi riscatti, tanto gossip, dura ormai da tredici anni: da Atene 2004, quando appena sedicenne riportò il nuoto italiano al femminile sul podio a cinque cerchi, sempre nei 200 stile, la gara che da lì in poi segnerà nel bene e nel male la sua vita di atleta.

E’ su questa distanza che ha scritto un bel po’ di storia, e fermato anche il cronometro a 1’52”98 che resta ancora il limite da battere. Ai mondiali ha sempre dato il meglio di sé, le Olimpiadi croce e delizia: lo show a cinque cerchi lo riserva all’edizione del 2008 a Pechino, quando l’azzurra vinse l’oro nei 200, battendo per due volte il record del mondo, arrivato dopo la delusione del quinto posto sulla distanza doppia.

Dalla gloria in Cina all’amarezza di Londra: le Olimpiadi del 2012 hanno infatti rappresentato il flop a cinque cerchi della Pellegrini. Quinta sia nei 200 che nei 400 sl, e una delusione così forte da farle pensare addirittura al ritiro. La decisione fu più soft, seguì un periodo sabbatico, per riordinare le idee e trovare nuovi stimoli fuori e dentro la piscina. In mezzo ai Giochi tante esperienze e molti successi, primi fra tutti i cinque titoli mondiali (più uno in vasca corta) e sette europei conquistati.

Ma anche i fidanzati lasciati, gli allenatori ‘licenziati’ o i dolori. A bordo vasca il trauma più intenso nel 2009 con la morte di Alberto Castagnetti, adorato tecnico-guru. Poi qualche burrasca, tra diversi cambi di tecnici: prima Stefano Morini a tamponare il grande vuoto lasciato, poi il colpo di testa, la fuga a Parigi per farsi seguire da Lucas. L’ennesima scommessa il tandem con Matteo Giunta, che da più di due anni ormai l’allena: una sfida che ha vinto portandola a un nuovo oro.

Nella vita privata un fidanzamento con Luca Marin poi passato tra le braccia della rivale Laure Manadou, fino alla storia d’amore con Filippo Magnini. Anche qui, tra passerelle e copertine, voci di crisi, ritorni e addii. A Rio un anno fa ancora un tonfo olimpico e la voglia di dire basta, vista l’onda lunga delle nuove rivali e carta d’identità alla mano.

Da portabandiera l’Olimpiade che doveva essere l’ultima è diventata un “incubo”, per sua stessa ammissione: quarta sui 200, dopo aver cullato a lungo la speranza di podio. “Forse è tempo di cambiare vita”, il pensiero che ancora una volta è durato poco. E la Fede nazionale è tornata a salire sui blocchi, si è presa a Windsor l’oro nei 25 metri che le mancava e a Budapest ha lasciato tutti a bocca aperta.

E’ di nuovo la campionessa del mondo. Perché dopo la delusione c’è sempre un’altra alba da salutare e altra acqua da cullare.

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