Pensioni, Boeri: “Tutelati solo gli over65, i giovani senza paracadute”

Boeri, presidente Inps
Boeri, presidente Inps

ROMA. – Anziani tutelati e giovani lasciati al loro destino: in Italia è così che va secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri. L’economista, sentito dal Parlamento, ha lanciato un nuovo allarme sulla frattura generazionale tra ‘padri’, che possono contare su una rete sociale e pensioni già a 62 anni, e figli, a cui resta come rifugio la famiglia.

“Il nostro sistema di protezione sociale ha contenuto i rischi di povertà per gli ultra65enni, ma solo per loro”, spiega Boeri, facendo il quadro della situazione alla vigilia dell’arrivo del Rei, il Reddito d’inclusione. Guardando a quanto spende lo Stato in prestazioni, al netto degli assegni pensionistici, a livello “pro capite, risulta che – dice il numero uno dell’Inps – agli ultra 65enni vanno mediamente circa 1.200 euro, mentre agli under 39 vanno meno di 500 euro”.

I giovani in Italia “non hanno paracadute e sono così costretti a restare in famiglia, ciò riduce la mobilità e quindi la possibilità di cogliere opportunità”, rimarca Boeri, denunciando come gli indicatori di povertà siano “persistentemente più alti per chi ha meno di 35 anni”.

Difficoltà rilevate anche dall’Istat, che, sempre in audizione a Montecitorio sul Rei, evidenzia come il numero dei poveri sia aumentato nel 2016, raggiungendo i massimi dal 2005, ovvero da oltre dieci anni. E a proposito di generazioni, le famiglie numerose e quelle con figli minorenni risultano le più colpite.

Per Boeri il Reddito di inserimento, ora all’esame delle commissioni, è “un passo in avanti” ma “è ancora troppo poco finanziato per riuscire a portare persone con redditi molto bassi al di sopra della linea di povertà”. Invece, quanto alle pensioni e al dibattito in corso, il presidente dell’Inps fa notare come “l’età media effettiva” di uscita in Italia sia “stata di circa 62 anni”, quindi ampiamente al di sotto dei requisiti di vecchiaia previsti per legge.