Costituente sì, Costituente no

Pubblicato il 29 luglio 2017 da Mauro Bafile

 

 

Clima politico teso come mai in Venezuela, alla vigilia dell’elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente. E’ solo paragonabile alle ore che si vissero immediatamente prima e subito dopo il colpo di Stato dell’aprile del 2002.

Nessuna marcia indietro del Governo, che continua a minacciare l’Opposizione col carcere una volta approvata la Costituente; nessuna intenzione di arretrare da parte dei partiti che compongono il Tavolo dell’Unità Democratica che considera la convocazione alla “Costituente” anticostituzionale. Tra i due litiganti le Forze Armate, schierate per il momento apertamente col Governo, sulle quali pesa, come un macigno, la responsabilità di una repressione brutale che ha già fatto oltre 100 morti, centinaia di feriti e altrettanti arresti. Sono la Polizia e la Guardia Nazionale a interpretare il ruolo di pretoriani di un governo che ogni giorno che passa perde popolarità e nelle ultime settimane appare a pezzi.

 

 

Caracas, la capitale, è oggi specchio del Paese. Da un lato si mostra insubordinata e in rivolta, tenuta a bada con gran difficoltà dalla Guardia Nazionale e dalla Polizia in assetto di guerra e nonostante il terrore che seminano i “colectivos”, bande di motociclisti armati fino ai denti che sparano e uccidono al riparo dall’impunità garantita proprio dalle Forze dell’Ordine; dall’altro, osserva apatica, estranea a tutto quello che accade intorno, narcotizzata dalla propaganda politica del governo ripetuta giorno e notte dalle televisioni e radio statali e filo-governative. Il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro; i ministri che si alternano da un dicastero all’altro; gli esponenti del Psuv, con incarichi “quasi-vitalizi” ai vertici del partito continuano a interpretare i desideri della popolazione, promettendo un futuro migliore e incolpando l’Opposizione dei propri insuccessi nell’accompagnare l’economia verso la crescita.

 

Tibisay Lucena, presidente del Consiglio Nazionale Elettorale

 

La presidentessa del Consiglio Nazionale Elettorale, Tibisay Lucena, ha informato che tutti gli elettori iscritti all’organismo potranno votare, questa domenica, in qualunque seggio aperto nella propria circoscrizione e ha denunciato che “pochi cittadini pretendono di mantenere un clima di agitazione minacciando con attaccare i seggi” per impedire ai venezuelani di esprimersi democraticamente. Nessun accenno, in cambio, alle mancate elezioni amministrative di dicembre scorso, contemplate espressamente dalla Costituzione, e sul Referendum negato al Tavolo dell’Unità Democratica.

 

Clima da guerra civile, ma non guerra civile. Per il momento, un solo protagonista del conflitto ha impiegato la violenza armata. E l’ha fatto per soffocare il malcontento e per ghettizzare le manifestazioni pacifiche di protesta. Ma il malessere cresce anche tra quei venezuelani che fino a ieri sostenevano il presidente Maduro e la dissidenza alza la voce nelle file del “chavismo”.

E’ difficile prevedere cosa potrà accadere nelle prossime ore. Non pare che la pressione internazionale stia ottenendo i frutti desiderati. Anzi, sembrerebbe dare una sponda al governo per alimentare il nazionalismo più bieco. I leader al poter si presentano come i difensori della dignità nazionale e accusano l’Opposizione di essere “reazionaria e vendi-Patria”. Eppure tra le file del Tavolo dell’Unità Democratica vi sono movimenti di sinistra e anche la dissidenza “chavista” si è schierata apertamente contro l’Assemblea Nazionale Costituente.

Il ministro degli Interni, Nestor Reverol

 

Il ministro degli Interni, Nestor Reverol, ha annunciato la proibizione in tutto il Venezuela di manifestazioni o più semplicemente di assemblee e raduni. E ha minacciato con arresti e Tribunali militari tutti coloro che decideranno di protestare. L’Opposizione, dal canto suo, lancia la sfida e annuncia il “Trancazo” (blocco) in tutto il paese per impedire lo svolgimento delle elezioni. La Commissione di Venezia ha stabilito che il presidente Maduro ha violato la Costituzione nel varare autonomamente le regole con le quali saranno eletti i membri della Costituente: 553 dei quali 181 scelti in conformità a un sistema corporativista – sul modello dei regimi fascisti di Mussolini, Franco e Salazar – in cui solo i membri di organizzazioni di sette categorie riconosciute dai rispettivi ministeri (imprenditori pescatori e agricoltori, invalidi, studenti, operai, membri dei consigli comunali e pensionati) potranno votare. Ciò vuol dire che una grossa fetta di elettori sarà discriminata.

Non meraviglierebbe più di tanto se il governo del presidente Maduro, per assicurare il normale svolgimento delle elezioni, decidesse provvedimenti volti a limitare ancor di più le libertà democratiche fino a dichiarare il coprifuoco. Insomma, quelle stesse leggi marziali e provvedimenti speciali che, qualora avesse trionfato il “golpe” del 4 febbraio del 1992 sarebbero probabilmente state imposte circa 20 anni fa. Sarebbe molto doloroso perché significherebbe riaprire una vecchia pagina di storia dell’America Latina, che credevamo conclusa, una pagina oscura le cui ferite incominciano appena a rimarginarsi.

Mauro Bafile

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