Parlamento, Procura, mass-media nella mira dell’Anc

CARACAS – Dopo l’elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente, che ha provocato la reazione del mondo politico internazionale che pare deciso ormai ad isolare il Venezuela, il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro è tornato a minacciare, come aveva già fatto durante tutta la campagna elettorale, i deputati dcell’Opposizione, la Procuratrice della Repubblica, e i mass-media.

Il capo  dello Stato, nel suo primo intervento pubblico post-elettorale, ha chiesto che venga eletta una “Commissione della Verità” con ampi poteri per incarcerare alcuni leader dell’opposizione, compresi alcuni deputati nonostante l’immunità che li protegge. Il capo dello Stato li reputa colpevoli di promuovere un “golpe parlamentare” e di incitare alla violenza nelle protesta di strada.

– Giustizia, giustizia e pace vanno a braccetto – ha detto il presidente Maduro -. Senza Giustizia non ci può essere pace.

Il capo dello Stato ha assicurato che l’Assemblea Nazionale Costituente eliminerà definitivamente l’immunità parlamentare.

– Bisogna riportare l’ordine – ha affermato per poi minacciare la Procuratrice Generale della Repubblica, Luisa Ortega Díaz, che da alcune settimane è diventata acerrima avversaria del presidente Maduro e del suo governo.

Non sono mancate le accuse e minacce rivolte ai mass-media privati. Questi, stando al presidente Maduro, sono rei di non aver dato all’elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente la copertura che meritava. In realtá, il presidente Maduro anche in altre occasioni ha minacciato i mass-media privati. E poi era poco quello che giornali, portali e televisioni potevano realmente fare, visto che era loro proibito l’accesso ai seggi elettorali. In ripetute occasioni i giornalisti sono stati minacciati e umiliati dalle forze dell’Ordine.

In particolare, il capo dello Stati ha criticato i media televisivi che ha accusato di”censura” e, addirittura, di “apologia di reato”.

– Siamo in guerra contro le mensogne della televisione – ha tuonato il capo dello Stato.

Dal canto suo,il presidente del Parlamento di Caracas, Julio Borges, dopo l’intervento del capo dello Stato ha espresso preoccupazione e affermato che purtroppo si sta andando verso “uno scenario molto probabile di scontro violento”. Infatti, ha assicurato che i parlamentari dell’Opposizione non hanno alcuna intenzione di cedere il proprio spazio – leggasi “Capitolio Federal” – ai neo-eletti membri della Costituente; Costituente di cui non riconoscono la legittimità.

– Questo – ha detto Julio Blorges, presidente dell’Assemblea Nazionale – è un Parlamento eletto da oltre 14 milioni di venezuelani. E’ l’unica autorità eletta e legittima nel paese. A noi tocca difendere la legge e la Costituzione.

La preoccupazione della comunità internazionale è quasi unanime. All’estero si ha la certezza che l’Assemblea Nazionale Elettorale, la cui legittimità viene anche messa in dubbio, non potrà risolvere i problemi del paese.

Usa, Argentina, Brasile, Colombia, Messico, Perù, Paraguay e Panama – ma anche l’Unione

Europea – rappresentano lo “zoccolo duro” e non riconoscono la Costituente eletta in circostanze dubbie.

La comunità internazionale, inoltre, chiede cessi la violenza. L’elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente è stata macchiata dal sangue di ben 14 manifestanti, morti a causa dell’eccessiva violenza impiegata dalle forze dell’Ordinenel reprimere la protesta.

L’Osservatore Romano ha reso noto che il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, che conosce profondamente la realtà del Paese per avervi trascorsi diversi anni come Nunzio Apostolico, ha ricordato l’impegno svolto dalla Chiesa per trovare una “soluzione pacifica e democratica” per la crisi venezuelana.