Trump firmerà le sanzioni a Mosca, fine della luna di miele

WASHINGTON. – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump “firmerà” le sanzioni contro la Russia. Lo ha confermato la Casa Bianca, senza tuttavia fornire dettagli sui tempi, ma secondo il vicepresidente Mike Pence accadrà “a breve”. E’ la prima volta che lo si esplicita con tale chiarezza. E forse non è un caso che i contorni si facciano più netti proprio dopo che Mosca ha disposto l’espulsione di 755 diplomatici dalla Russia.

E’ la luna di miele fra Donald Trump e Vladimir Putin che finisce. Anche se secondo alcuni non è mai davvero cominciata. E’ stato un tentativo. Prove di dialogo insomma, arrivate ad un livello anche avanzato, primo faccia a faccia ad Amburgo incluso (più una chiacchierata supplementare a cena) ma frenate intanto dal Congresso a Washington che ha votato inequivocabilmente la ‘punizione’ ai russi per le presunte interferenze di Mosca nelle scorse elezioni americane.

Presunte perché il presidente Trump per primo sulla vicenda non si è ancora sentito di mettere la mano sul fuoco nonostante il parere unanime delle agenzie di intelligence negli Usa. Però fino allo scontro con il Congresso il presidente non è riuscito ad andare. Così mentre la Casa Bianca spiega il ‘ritardo’ con le necessarie procedure e verifiche legali, è forse la lettura di Rex Tillerson la più chiara. Il segretario di Stato ha ammesso che né lui né il presidente sono soddisfatti del testo, confermando però che Trump lo firmerà.

Il rapporto con la Russia riconosce il capo della diplomazia americana, impegnato in prima persona, resta “sotto notevole pressione” ma non esclude affatto la collaborazione per la lotta all’Isis e nella ricerca della pace in Siria. Si continua a trattare con Mosca conferma il segretario Usa annunciando che vedrà il suo omologo russo Serghei Lavrov nel fine settimana a Manila. Di sanzioni dovranno però pur parlare.

E’ una rara apparizione quella di Tillerson al dipartimento di Stato: lo si vede poco nella sala stampa e quella di oggi è stata una delle poche occasioni in cui ha risposto ai giornalisti a tutto tondo. Tillerson ha di fatto smentito di voler lasciare l’incarico, e anche l’esistenza di presunte tensioni con Donald Trump.

Il presidente “Mi chiama di sera, nei weekend, ogni volta che gli viene in mente qualcosa da dirmi”, ha detto il segretario di Stato riconoscendo alcune divergenze con il commander in chief. Ma ha anche affermato che hanno un buon rapporto e che Trump si fida di lui.

Il responsabile della politica estera statunitense ha anche affrontato il caso della Corea del Nord, con Pyongyang che moltiplica le provocazione ed è a un passo – almeno secondo l’intelligence Usa – di poter colpire direttamente gli Stati Uniti con un missile balistico, dotato – si teme a Washington – di una piccola testata nucleare.

Nelle scorse ore Trump non ha escluso nessuna delle opzioni sul tavolo: è la classica risposta Usa alle minacce belliche, ma con l’attuale inquilino della Casa Bianca queste parole hanno forse un senso diverso. Tillerson è stato più rassicurante: gli Stati Uniti – ha detto – non perseguono un cambiamento di regime per la Corea del Nord, “Vorremmo sederci e avere un dialogo con loro sul futuro”.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)