Allarme Ragioneria di Stato: “Non toccare età pensioni o rischio sistema”

Vignetta pensioni
Vignetta pensioni

ROMA. – Bloccare l’età pensionabile farebbe saltare i conti dell’Italia, con la spesa per la previdenza che diventerebbe un fardello ancora più pesante sul Pil. A lanciare l’allarme è la Ragioneria generale dello Stato. L’organismo che vigilia sul budget del Paese rompe così gli indugi, prendendo una posizione netta sul dilemma: adeguare o meno i requisiti per l’uscita alla speranza di vita.

La Ragioneria non lascia spazio neppure a ritocchi delle regole, anche perché in ballo non ci sarebbe solo la tenuta finanziaria del sistema: si uscirebbe prima dal lavoro ma a un costo, ovvero con un assegno più leggero. Soprattutto si ricorda come la riforma Fornero contenga una “clausola di salvaguardia” per cui l’aumento dell’età a 67 anni scatterebbe comunque, a partire dal 2021.

Nelle ultime settimane sono circolate ipotesi di modifiche mirate, volte a tenere fermi i requisiti solo per alcune categorie, quelle più svantaggiate, dai disoccupati a quanti svolgono attività definite ‘gravose’ (come macchinisti, infermieri, maestre d’asilo). I presidenti delle commissioni Lavoro, Cesare Damiamo e Maurizio Sacconi, avevano, con una proposta bipartisan, suggerito almeno di rallentare il meccanismo.

Niente però sembra convincere la Ragioneria, nella sua valutazione tecnica, messa nero su bianco nel report definitivo sulle ‘Tendenze di medio e lungo periodo della sistema pensionistico e socio-sanitario’. Interventi di legge, spiega, “diretti non tanto a sopprimere esplicitamente gli adeguamenti automatici”, inclusi gli scatti di età, “ma a limitarli, differirli o dilazionarli, determinerebbero comunque un sostanziale indebolimento della complessiva strumentazione del sistema pensionistico italiano”.

Con il ritorno “nella sfera della discrezionalità politica” ci sarebbe un “peggioramento della valutazione del rischio Paese”. Conclusioni che si basano su precise stime: l’abolizione dello scatto automatico comporterebbe “una maggiore spesa”, “di dimensioni consistenti”, pari “a circa 0,8 punti di Pil nel 2033”, a spanne si tratterebbe di 13,6 miliardi in più.

Un peggioramento dei conti si determinerebbe anche congelando il tasso di trasformazione, la quota di stipendio che si traduce in pensione. L’effetto combinato del blocco porterebbe la spesa previdenziale a sfiorare, intorno al 2040, il 18% del Pil. E ciò considerando che di certo l’asticella non si potrà fermare a 66 anni e 7 mesi: il requisito “verrebbe comunque adeguato a 67 anni nel 2021”, come dettato dalle legge Fornero “su specifica richiesta della Commissione e della Bce”.

Il meccanismo di adeguamento automatico per la Ragioneria è “irrinunciabile” anche perché “costituisce la misura più efficace per sostenere il livello delle prestazioni”. E poi, viene rimarcato, già con la manovra precedente ci si è mossi “in controtendenza”, allargando i cordoni della borsa “dopo oltre 20 anni”.

Fin qui l’analisi contabile, per Sacconi però “la buona politica deve essere capace di coniugare sostenibilità finanziaria e sociale”. Ora la palla passa al confronto sulla ‘fase due’, tra sindacati e pensioni, che riprenderà a fine mese.

(di Marianna Berti/ANSA)