Lavoro: paghe da 65 a 40 euro, la Cgil boccia il contratto agricolo

Lavoro:paghe da 65 a 40 euro, Cgil boccia contratto agricolo
Lavoro:paghe da 65 a 40 euro, Cgil boccia contratto agricolo

BARI. – “Un contratto al ribasso che deprezza e svaluta i lavoratori agricoli non può essere firmato”. Così il segretario pugliese della Flai Cgil, Antonio Gagliardi, ha spiegato ai giornalisti le ragioni per le quali il suo sindacato non firmerà il nuovo contratto interprovinciale (Bari e Bat) per i lavoratori dell’agro-industria. Dopo quasi un anno e mezzo di trattative, l’accordo che sarà siglato senza la firma della Cgil, è stato raggiunto soltanto fra le parti datoriali, Fai Cisl e Uila Uil.

Per spiegare i motivi del proprio dissenso, la Cgil ha convocato una conferenza stampa nella quale ha esposto i due principali punti del nuovo contratto che “rendono legale il sottosalario – dice Gagliardi – facendo fare al settore un passo indietro di anni nel più ampio percorso di lotta alla sfruttamento del lavoro e al caporalato”.

In particolare prendendo come esempio un lavoratore addetto al taglio ed incassettamento dell’uva da tavola che prima percepiva 65 euro netti al giorno per una media di 160 giornate lavorative e altri 3.500 euro di disoccupazione agricola, con il nuovo contratto avrà 40 euro netti al giorno e circa 2.400 euro di disoccupazione agricola, con una riduzione di 25 euro di paga giornaliera, circa mille di ds e 350 euro annuì in meno sui contributi pensionistici.

Non è tutto: il vecchio contratto prevedeva che oltre i 100 minuti di percorrenza (tempo che il lavoratore impiegava per giungere sui campi) scattava l’orario retribuito di lavoro; adesso la percorrenza è di 250 chilometri. “Credevamo che nel territorio dove la bracciante agricola Paola Clemente ha perso la vita – ha detto ancora Gagliardi – si potesse raggiungere un accordo per elevare il valore del lavoro nei campi e non, come fa questo contratto, svilirlo”.

“In Puglia ci sono produzioni agricole di altissima qualità, – ha continuato Gagliardi – con l’export cresciuto nel 2016 del 6 per cento (rispetto al 4 per cento del dato nazionale) e migliaia di lavoratori altamente specializzati ai quali non si vuole riconoscere una qualità del lavoro pari alla qualità delle produzioni”.

I segretari provinciali Flai Cgil di Bari e Bat, Anna Lepore e Gaetano Riglietti, annunciano a partire da oggi assemblee con i circa 60mila lavoratori del settore per spiegare le ragioni del no e programmare iniziative di protesta.