Pressing Pechino su Corea Nord, tra inviti a moderazione e opzione neutralità

PECHINO. – Dopo giorni spesi a sollecitare la fine delle “inutili minacce reciproche” e il ripristino di calma e dialogo, sui media cinesi è apparsa per la prima volta una nuova opzione possibile sullo scontro tra Usa e Corea del Nord: quella di un conflitto reale e del ruolo che avrebbe Pechino. Un editoriale apparso sul tabloid Global Times, nato da una costola del Quotidiano del Popolo, l’organo ufficiale del Partito comunista cinese, ha rilevato che “Pechino questa volta non è in grado di persuadere Washington o Pyongyang al passo indietro”.

Un’affermazione che potrebbe suonare come ammissione di impotenza o almeno di una situazione tanto critica da poter sfuggire dal controllo in qualsiasi momento. La Cina, pertanto, “necessita di mettere in chiaro la sua posizione a tutte le parti e spiegare che quando le loro azioni metteranno a repentaglio i suoi interessi, risponderà in modo deciso”.

Dovrebbe essere poi chiarito che se il Nord lanciasse i missili che minacciano il suolo americano e se gli Usa contrattaccassero, allora “la Cina dovrebbe restare neutrale”. Quindi, se Washington mettesse in campo un’azione preventiva, Pechino – come naturale conseguenza – correrebbe in soccorso del Nord.

La Cina, quanto alle reazioni ufficiali, ha rinnovato l’invito alla reale e concreta moderazione: “Tutte le parti dovrebbero fare di più per allentare le tensioni evitando di prendere iniziative sulla dimostrazione di forza”, ha commentato in una nota il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, diffusa dopo il piano nordcoreano sull’attacco militare contro Guam col lancio di 4 missili intermedi Hawsong-12. Geng ha poi confermato il giudizio su una situazione “complessa e sensibile”, ma non ha menzionato le azioni utili per favorire il dialogo.

La Cina, il partner commerciale principale e l’alleato storico della Corea del Nord, ha proposto nelle scorse settimane un “lodo” basato sulla doppia sospensione: stop alle esercitazioni militari su vasta scala di Usa-Corea del Sud e stop ai programmi missilistici e nucleari del Nord per facilitare un punto d’incontro. Tra il “fuoco e furia” di Donald Trump e il piano Guam di Kim Jong-un, “trovare un accordo negoziato è più problematico”, ha rilevato in una nota Alison Evans, numero due dell’Asia Pacific Country Risk di IHS Markit, think tank basato a Londra.

La Corea del Nord è prevedibile continui a “testare e a far avanzare gli armamenti indisturbata dal pressing Usa e dalle sanzioni Onu”. Anche un mirato attacco preventivo di Washington e/o alleati porterebbe alla dura reazione di Pyongyang. La richiesta Usa di denuclearizzazione come precondizione per il dialogo “restringe le opzioni diplomatiche e le altre non militari”. I margini di manovra, in altri termini, si riducono sempre più.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)