Salvini-Saviano, è ancora duello sulla scorta

Salvini-Saviano, è ancora duello sulla scorta
Salvini-Saviano, è ancora duello sulla scorta

ROMA. – Una settimana di veleni, di accuse e repliche al vetriolo. Di attacchi e di difese d’ufficio. E tutto sull’unico tema della scorta con cui Roberto Saviano è costretto a vivere da quando – nel 2006 – ha ricevuto minacce di morte da parte del clan dei casalesi. Undici anni di vita blindata (l’assegnazione della protezione ha avuto inizio il 13 ottobre 2006) su cui si è abbattuta l’ira del leader leghista, Matteo Salvini che con lo scrittore napoletano ha più volte polemizzato anche sul tema dei migranti.

Ma il duello “social”, ormai, si è concentrato sulla scorta e sullo spreco di denaro pubblico che – sostiene Salvini – viene utilizzato per proteggere chi incute alla camorra una paura “pari a quella che fanno le minacce di Kim a Donald Trump: zero”. Dopo aver chiesto a più riprese di escludere Saviano dal programma di protezione e promettendo che una volta al governo gli leverà “l’inutile scorta”, Salvini non molla la presa e scrive: “Il signor Saviano è preoccupatissimo per la possibilità, auspicata da me e da milioni di italiani, che gli venga tolta la scorta, di cui inutilmente gode da tempo. Coda di paglia? Ciaone Saviano, fatti una vita! A spese tue”.

Un “invito” che vuole essere una risposta al messaggio di giovedì sera di Saviano che dava a Salvini del “ridicolo”: “Magari potessi vivere senza scorta, non vedo l’ora! In ogni caso – aveva aggiunto – questa è la solita bufala di Salvini: la scorta non è decisa dalla politica, dai partiti, ma dall’Ucis (Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale). Se avesse studiato, avrebbe evitato l’ennesima figuraccia”.

Come quella sul tema dell’immigrazione, quando Salvini aveva lanciato provocatoriamente la campagna “un #barconepersaviano”. Anche allora lo scrittore aveva replicato duramente: “E’ imbarazzante il suo linguaggio sgrammaticato, terrificante. Però a volte bisogna togliersi i guanti e dire che non se ne può più di questo politico improvvisato, che cerca con le affermazioni più banali di attirare la canaglia razzista da cui cerca voti e consenso con post ridicoli e aberranti”.

(di Paolo Dallorso/ANSA)