L’Ue prepara una stretta sulle acquisizioni straniere

Bandiera cinese. AFP PHOTO / GREG BAKER - (Photo credit GREG BAKER/AFP/ Getty Images)
Bandiera cinese. AFP PHOTO / GREG BAKER – (Photo credit GREG BAKER/AFP/ Getty Images)

BRUXELLES. – Bruxelles si prepara a “presentare iniziative concrete” per inasprire i controlli sulle acquisizioni di società europee, da parte di compagnie di Paesi terzi. L’appuntamento è per settembre, quando il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker pronuncerà il suo discorso sullo stato dell’Unione, in forte continuità con la sua agenda “per un’Europa che rafforza, protegge e difende”.

La stretta, secondo un’anticipazione del Financial Times, punta a colmare quel gap percepito fra le norme europee e quelle americane, che prevedono controlli maggiori per le acquisizioni nei settori strategici. Il dossier, legato alla discussione sul futuro dell’Unione aperta dal Libro bianco, e più in particolare sul documento di riflessione sulla globalizzazione, del maggio scorso, raccoglie le preoccupazioni espresse da più Stati membri – tra questi Francia, Germania e Italia – anche alla luce dei 35 miliardi di dollari spesi dalla Cina per fare ‘shopping’ in Europa, portando a casa aziende con tecnologie strategiche.

E’ il caso ad esempio dell’acquisizione della finlandese produttrice di videogiochi Supercell da parte di Tencent per 6,7 miliardi di euro; o quello del costruttore tedesco di robot Kuka, considerato una pedina chiave nel processo di automazione dell’industria ‘made in Germany’, finito nelle mani del gruppo di elettrodomestici Midea.

E poi ancora il passaggio del controllo del 49% delle azioni del britannico Global Switch ad un Consorzio cinese; o il colpo di Beijing Enterprises, che si è aggiudicata la società tedesca di energia e trattamento rifiuti EEW Energy per 1,4 miliardi.

Un annuncio che va però letto tenendo bene in mente quanto accaduto al vertice dei leader di giugno, quando era stata cassata la proposta, originariamente nella bozza di conclusioni, di una messa a punto da parte di Bruxelles di un meccanismo di sorveglianza sugli investimenti stranieri nei settori industriali strategici, cioè, una sorta di scudo anti-Cina.

La versione finale del documento approvato al summit si era infatti limitata ad indicare una più generica “analisi degli investimenti”: la linea promossa dalla Francia, spalleggiata da Germania e Italia, e dallo stesso presidente Juncker, non era infatti passata, battuta da un’opposizione più forte del previsto, con i Paesi del Nord Europa tradizionalmente liberisti come Olanda e Svezia, compattati con Grecia e Portogallo.

“L’apertura agli investimenti resta un principio chiave”, ha sottolineato la portavoce della Commissione Ue, ma le preoccupazioni sollevate “richiedono un’analisi attenta ed un’azione appropriata”. Intanto in Italia, il tema è stato affrontato con la norma ‘antiscorrerie’ a tutela delle società quotate italiane, che però diversamente dalle attese non è stata inserita nel ddl concorrenza. Ma sulla misura il ministro dello sviluppo Carlo Calenda ha annunciato che a settembre “tornerà alla carica”.

(di Patrizia Antonini/ANSA)