Tutti d’accordo contro l’opzione militare, Pence abbassa i toni

Pubblicato il 14 agosto 2017 da redazione

 

Il presidente Usa, Donald Trump

 

CARACAS – Per una volta, tutti d’accordo. Governo e Opposizione hanno condannato senza pero e senza ma l’opzione militare, suggerita come una possibilità dal presidente nordamericano Donald Trump. La reazione alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti è stata immediata.

Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lòpez, a nome delle Forze Armate, ha dichiarato che quelle del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sono “minacce grossolane”. E ha accusato il governo statunitense di voler appropriarsi delle ricchezze naturali del paese.

Il ministro ha assicurato che il presidente Trump agisce in combutta con il Segretario Generale dell’Organizzazione di Stati Americani, Luis Almagro; con i governi della regione che obiettano la leadership del presidente Maduro e con l’Opposizione venezuelana.

 

Cardinale Urosa Savino

 

Il Cardinale Jorge Urosa Savino è intervenuto nella polemica durante la messa celebrata per commemorare i 150 anni della Cattedrale di Caracas.

– Sono sicuro – ha detto dopo aver sottolineato una volta ancora quanto sia grave la crisi che vive il Paese – che tutti i vescovi del Venezuela sono d’accordo nel condannare ogni ingerenza militare straniera, come ad esempio la cubana che da anni è presente nel Paese. Non sono d’accordo con la minaccia di un intervento militare. E’ comunque necessario rilevare che la crisi del Paese è così grave che c’è chi pensa in una soluzione militare straniera. Siamo tutti noi, i venezuelani e in particolare il governo che l’ha creata, che dobbiamo risolvere la crisi.

Il governo del presidente Maduro, la cui popolarità è ai minimi storici e continua nella sua parabola discendente, ha colto l’occasione per promuovere una nuova manifestazione di piazza antimperialista. Il corteo si è snodato dall’Avenida Libertador all’Avenida Urdaneda, fino ad arrivare nei pressi di Miraflores, palazzo del Governo. Il presidente Maduro, da un palco improvvisato, si è rivolto ai presenti e ha sottolineato che il “Venezuela non obbedisce gli ordini dell’imperialismo”.

– Il Venezuela – ha tuonato cercando di far leva sui sentimenti nazionalisti dei venezuelani – è un popolo libero.

Diosdado Cabello, membro dell’Anc e vicepresidente del Psuv

Poco prima, quando ancora il corteo era nell’Avenida Libertador, Diosdado Cabello, membro della Assemblea Nazionale Costituente e vicepresidente del partito di governo, aveva dichiarato:

– Le minacce degli Stati Uniti non sono nuove. Sono 18 anni di complotti e cospirazioni per distruggere la rivoluzione. Noi esigiamo rispetto.

 

Anche il Tavolo dell’Unità Democratica, con il linguagio sobrio che gli è caratteristico ma che non lascia spazio a dubbi, si è manifestato contro qualunque possibile azione militare in territorio venezuelano. E ha accusato il presidente della Repubblica, Nicolàs Maduro, d’aver trasformato il Paese in una reale minaccia per la regione.

In un comunicato consegnato ai mass media e diffuso attraverso la rete, il Tavolo dell’Unità ha sottolineato che in Venezuela “l’unico cammino alla pace è la restituzione della democrazia” e ha condannato la svendita di attivi venezuelani.

“Non si può condannare una minaccia mentre si impoverisce il Paese con politiche orientate a svendere pezzi di attivi e ad abbandonare le frontiere come fatto con l’Esequibo” sottolinea l’alleanza eterogenea dell’Opposizione.

Quindi, niente “opzione militare” per affrontare il presidente Maduro. Lo chiedono anche i governi dell’America Latina che considerano un intervento armato un pericolo per la stabilità della regione. E Mike Pence, vicepresidente degli Stati Uniti, recepisce il messaggio e abbassa subito i toni.

Il presidente Santos con il vicepresidente Pence

Pence, che ha aperto in Colombia la sua prima tournée diplomatica nel continente latino-americano, ha incontrato il presidente colombiano Juan Manuel Santos. Alleato tradizionale di Washington, il capo dello Stato colombiano è stato molto chiaro nell’indicare a Pence che “la possibilità di un intervento militare in Venezuela non deve essere contemplata” perché “né la Colombia né l’America Latina, dal sud del Rio Grande alla Patagonia, la appoggerebbe”.

I governi di Perù, Cile e Messico, nonché i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), malgrado considerino illegittima l’Assamblea Costituente voluta dal presidente Maduro, si sono tutti dichiarati contrari all'”opzione militare” evocata da Donald Trump

Pence ha recepito il messaggio e, nonostante insista sul fatto che “non saremo testimoni di come il Venezuela affonda in una dittatura”, ha addolcito i toni della polemica e assicurato che “Trump è convinto che, lavorando insieme agli alleati in America Latina” si potrà trovare “una soluzione pacifica per la crisi che soffre il popolo venezuelano”.

Mentre il vicepresidente Usa prosegue la sua tournée – prossima tappa è l’Argentina, per poi proseguire verso Cile e Panama- a Caracas il Tavolo dell’Unità Democratica affronta uno dopo l’altro gli ostacoli che pone il governo lungo il suo cammino. Ultimo fra questi, almeno per il momento, il decreto approvato dalla Costituente all’unanimità. L’Assemblea ha infatti deciso di anticipare a ottobre la data delle elezioni regionali, previste per il prossimo dicembre.

L’anticipo del voto rappresenta un duro colpo al precario equilibrio del Tavolo dell’Unità Democratica. E’ un regalo avvelenato poichè si presenta disunita all’appuntamento con le urne. Frange estremiste dell’alleanza non sono d’accordo con l’idea di partecipare alle elezioni poiché non si fidano dell’arbitro. Il Consiglio Nazionale Elettorale, infatti, è stato più volte accusato di obbedire alle “dritte” provenienti da Miraflores.

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