New York Time: “Regeni ucciso dai servizi, Usa avvertirono Roma”

Claudio e Paola Regeni. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Claudio e Paola Regeni. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – Gli Stati Uniti dell’amministrazione Obama acquisirono prove “esplosive” e “incontrovertibili” che Giulio Regeni fu rapito, torturato e ucciso da elementi dei servizi di sicurezza egiziani e informarono il governo Renzi. Lo sostiene il New York Times in un’inchiesta sul caso del ricercatore italiano assassinato al Cairo a gennaio 2016.

Palazzo Chigi ha chiarito che Washington non trasmise mai “elementi di fatto né prove esplosive”, ma questi sviluppi gettano una nuova ombra sulla vicenda, pochi giorni dopo la decisione italiana di riportare l’ambasciatore in Egitto alla luce dei nuovi documenti consegnati dagli inquirenti egiziani ai pm romani. Tra le proteste della famiglia della vittima – che in ottobre andrà al Cairo, se non prima – e le polemiche politiche.

Il Nyt, nel suo magazine, ha ricostruito la vita di Regeni in Egitto ed il suo lavoro di ricerca sul mondo degli ambulanti. In un Paese in cui, con il generale al Sisi al potere, “un clima di sospetto era piombato sul Cairo, con avvocati e giornalisti perseguitati ed informatori che riempievano i caffè del centro”.

La scomparsa del ricercatore e il ritrovamento del cadavere, nel febbraio 2016, provocarono un’escalation di tensione tra Roma – che chiedeva la verità – e gli egiziani, sempre più sospettati di depistaggi o insabbiamenti. Tanto che, in tale ambiente opaco, l’allora ambasciatore italiano Massari “presto smise di usare mail e telefono per le comunicazioni delicate”.

Eppure, secondo il Nyt – che ha parlato con tre fonti dell’amministrazione Obama – dopo alcune settimane gli Stati Uniti entrarono in possesso di “prove esplosive” sulle responsabilità dei servizi. E informarono il governo italiano, presieduto da Matteo Renzi. Assicurando tra l’altro che i vertici del Cairo conoscessero la verità. Ma per non compromettere le proprie fonti, Washington non condivise con Roma i materiali d’intelligence, né disse quale delle agenzie di sicurezza riteneva fosse dietro la morte di Regeni. Circostanza, quest’ultima, confermata da Palazzo Chigi, secondo cui nei contatti con gli Usa nei mesi successivi all’omicidio non furono mai trasmessi “elementi di fatto”.

Che gli americani fossero certi delle responsabilità dei servizi egiziani è dimostrato – scrive il Nyt – anche da un faccia a faccia “quanto mai acceso” tra il segretario di Stato John Kerry e il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry, in cui l’entourage di Kerry fu colpito dal suo tono duro, perché di solito trattava l’Egitto “con i guanti”.

Dall’Egitto il ministero degli Esteri ha assicurato la “totale trasparenza” sull’inchiesta ed ha enfatizzato il ritorno dell’ambasciatore italiano, nella speranza che riparta il nostro turismo. E la ministra per gli Investimenti Sahar Nasr ha auspicato nuovi record di investimenti italiani.

In Italia, però, l’inchiesta del Nyt ha riacceso la polemica e dall’opposizione è stato chiesto al governo di riferire immediatamente in Parlamento. Claudio Regeni, il padre di Giulio, ha ribadito “l’indignazione” per l’invio dell’ambasciatore Cantini al Cairo, che era “l’unica arma” di pressione. E la madre Paola ha reso noto che la famiglia programma di andare al Cairo il 3 ottobre, ma potrebbe anche anticipare l’insediamento dell’ambasciatore.

(di Luca Mirone/ANSA)