Ira di Trump per rimozione statue sudiste: “E’ assurdo”

Una statua di George Washington a New York © ANSA/AP. (ANSA/AP Photo/Mark Lennihan, File)
Una statua di George Washington a New York © ANSA/AP. (ANSA/AP Photo/Mark Lennihan, File)

WASHINGTON. – Solo. Come asserragliato nel suo ‘fortino’, il golf club di sua proprietà a Bedminster, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si erge a paladino della storia americana, difendendo l’eredità dell’esperienza confederata e la memoria ‘sudista’: “assurdo” per lui rimuoverne statue e simboli. Mentre tutto intorno la polemica su Charlottesville non si placa.

“Triste – scrive su Twitter Trump – vedere la storia e la cultura del nostro Paese fatta a pezzi con la rimozione delle nostre bellissime statue e monumenti. Non potete cambiare la storia ma potete imparare da essa. Robert Lee, Stonewall Jackson, chi sarà il prossimo, Washington o Jefferson? Così assurdo…”.

Era già trapelato che il tycoon non si fosse per nulla pentito dei commenti sui fatti di Charlottesville, evocando la responsabilità di entrambe le parti nella violenza esplosa in Virginia. Ma che tornasse a parlarne e twittarne nonostante le critiche incessanti sorprende anche chi dal presidente ‘diverso’ non si aspetta certo ortodossia istituzionale.

Sta di fatto che se la controversia continua con un rimpallo di iniziative dall’alto valore simbolico (adesso la leader della minoranza democratica alla Camera, Nancy Pelosi, chiede la rimozione delle statue sudiste dal Capitol, sede del Congresso). Comincia a diventare palpabile il vuoto che va formandosi attorno al Commander in Chief in risposta alla sua caparbia nel mantenere il punto, come sprezzante del pericolo che quei commenti rivelatisi così divisivi possano comportare.

La risposta del Congresso prima di tutto, con i repubblicani fin qui ‘indecisi’ rispetto al tycoon diventato presidente, che potrebbero sbarrare la strada alla sua agenda. Fino a mettere a repentaglio dossier cruciali per ‘rendere l’America di nuovo grande’, visto che su Obamacare è ancora nulla di fatto e per i capitoli infrastrutture e tasse le aspettative montano per il rientro dalla pausa estiva.

Del resto che lo scontro si consumi tra i due estremi di Pennsylvania Avenue non sarebbe nemmeno una novità assoluta. Al contrario del clamoroso strappo della ‘business community’, degli imprenditori, dopo che Ceo e dirigenti di azienda hanno in queste ore voltato le spalle al tycoon. Un fatto nuovo, e il nervosismo è nell’aria: lo registra anche Wall Street, con i mercati che dopo i massimi di sempre registrati dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca adesso risultano preoccupati, cominciando a mettere in dubbio che il tycoon riesca davvero a realizzare la sua agenda economica.

E poi c’è quel silenzio, e la tensione palpabile che genera, da parte dell’entourage del presidente e anche della sua famiglia. La mancata condanna netta, senza se e senza ma, dei ‘suprematisti’ che a Charlottesville scandivano anche slogan contro gli ebrei, fa spostare lo sguardo su Ivanka e Jared Kushner, la figlia prediletta convertita all’ebraismo e il marito, che è tra i più stretti consiglieri del presidente.

Loro non parlano. Ma lo fa il rabbino che nel 2009 convertì Ivanka prima del suo matrimonio con Jared, Haskel Looksteinha, che in una lettera alla sua congregazione si è detto “spaventato da questa rinascita di fanatismo e antisemitismo, e dal rinnovato vigore di neonazisti, Ku Klux Klan e Alt-Right”.

“Evitiamo la politica – ha spiegato – ma siamo profondamente turbati dall’equivalenza morale che Trump ha offerto nella sua risposta a questo atto di violenza”. “Preghiamo che il nostro Paese ascolti le voci della tolleranza e rimanga fedele alla sua visione dei diritti umani e dei diritti civili”.

Intanto Steve Bannon, il consigliere più controverso di Trump di cui molti vorrebbero le dimissioni, stupisce definendo “una massa di clown” e “buffoni” i suprematisti bianchi. Mentre dopo le critiche della Siliconm Valley anche il ceo di Apple, Tim Cook, attacca la Casa Bianca a dona due milioni di dollari ai gruppi anti-razzismo.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)