Cortei antirazzisti in Usa, scontri a Boston e Dallas

Cortei antirazzisti in Usa, scontri a Boston

WASHINGTON. – Riemergono e tornano in piazza le ferite dell’America mai del tutto rimarginate: manifestazioni antirazziste da Boston a Dallas dove si registrano scontri e ad Atlanta per rievocare Martin Luther King. Mentre non cessano polemiche e tensioni sollevate dalle reazioni del presidente Donald Trump ai fatti di Charlottesville, ad oggi ancora determinato a sottolineare le responsabilità di “entrambe le parti” – puntando adesso il dito contro gli “agitatori” – e a difendere il patrimonio storico del Paese, compresi quei simboli ‘sudisti’ dell’America confederata che tornano a infiammare e dividere.

Era già mattina in Italia quando la Polizia è intervenuta a Dallas per sedare i tafferugli scoppiati tra un gruppo che chiedeva l’abbattimento delle statue dei Confederati all’interno di un memoriale della Guerra civile e un altro che presidiava la zona in difesa dei monumenti durante uno dei cortei organizzati in queste ore contro i suprematisti bianchi in diverse città degli Stati Uniti, a sud come a Nord.

A Boston decine di migliaia di persone hanno manifestato sfidando un raduno di uno sparuto gruppo di ultradestra, costretto poi ad abbandonare frettolosamente la piazza e ad evacuare a bordo di furgoni della polizia, sommersi da cori e slogan antirazzisti, ma non senza tafferugli con la polizia conclusi con ben 27 arresti.

Trump ha reagito via Twitter: ha condannato quelli che ha definito “agitatori” contro la Polizia, ha lodato l’operato delle forze dell’ordine e ha “applaudito” i “molti manifestanti a Boston contro intolleranza e odio”, sottolineando che l’America sarà presto “una”.

Presto, ma non ancora. Perché la reazione di Trump a Charlottesville ha lasciato il segno, ha esasperato le preoccupazioni all’interno del partito repubblicano con diversi nomi autorevoli che hanno esplicitamente criticato il presidente. E ha destabilizzato ancora la casa Bianca determinando il licenziamento di Steve Bannon, decisione che ha lasciato basito parte del suo entourage.

Il segretario al Tesoro Steve Mnuchin è tra i pochi a prendere le difese del Tycoon, “non credo che le accuse contro il presidente siano accurate”, ha detto, affermando anche che il fatto di essere ebreo gli fa comprendere in maniera particolare la lunga storia di violenza e odio verso le minoranze. Intanto però il livello di approvazione per l’operato del presidente continua a colare a picco, adesso anche negli stati del Midwest che l’8 novembre 2016 gli hanno aperto le porte della Casa Bianca.

Secondo un sondaggio NBC News/Marist è sceso sotto il 40% il consenso verso il Tycoon in Michigan (36%), Pennsylvania (35%) e Wisconsin (34%). Il rilevamento è stato condotto nei giorni successivi agli scontri a Charlottesville della scorsa settimana, in un lasso di tempo che include anche la controversa reazione del presidente.

E’ in questo clima che Trump si appresta a rientrare a Washington dal suo Golf Club di Bedminster in New Jersey dopo due settimane di ‘vacanze’ a dir poco caotiche e problematiche. Lui vuole subito parlare alla sua base, con un comizio nello stile dei ‘rally’ della campagna elettorale, martedì prossimo a Phoenix, ma il sindaco della città dell’Arizona, il democratico Greg Stranton, ha già invitato il presidente a rinviare l’evento.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)