Un viaggio nell’estate siciliana sulle orme del grande fisico teorico Ettore Majorana.

Ettore Majorana,pare sia vissuto nei pressi di Valencia, negli anni fra il 1955 e il 1960, sotto il falso nome di Sig. Bini.

E’ sera quando l’aereo da Bologna a Palermo atterra all’aeroporto Falcone-Borsellino. Il caldo crea non pochi problemi ma, più tardi, si leva un leggero venticello che rende più vivibile la sera. Questa è la città di cui tanto noi italiani e tutto il mondo sentono parlare, nel bene e nel male: Palermo. Il pensiero va alla sera del 25 marzo del 1938, quando Ettore Majorana partì da Napoli, sul traghetto della Tirrenia, diretto al porto di Palermo. Il traghetto doveva essere maestoso come quello che si vede oggi: esteso in dimensione, penetrante le acque che portano fino alle banchine. Secondo le biografie più accreditate Ettore Majorana, il giorno dopo dovrebbe essere ripartito da Palermo alla volta di Napoli. Qui realisticamente si perdono le sue tracce e con esse le nostre speranze di saperne di più sulla sua vita e sulle sue opere scientifiche postume. La tesi più accreditata sembra essere quella del suicidio, ma il mare, a differenza di molti altri casi, non restituì mai il suo corpo.
Saliamo a bordo di un traghetto e durante la attraversata osserviamo il mare e le dimensioni e l’altezza dai ponti della nave delle acque rigurgitanti dal mare sottostante. Pensando al carattere e all’educazione, nonché all’intelligenza del personaggio, concludiamo che è assai dubbia la tesi del suicidio. E allora, che fine avrebbe fatto Ettore Majorana? Ebbe una crisi mistica? Si allontanò dalla sua famiglia, dalla passione per la fisica o dagli amici e colleghi, per discordanze di vedute o per quel che abbia potuto prevedere circa le scoperte di fisica atomica in itinere, in parte iniziate con lui e portate avanti dal gruppo di Fermi, i ragazzi di via Panisperna?
Una recente sentenza della Procura della Repubblica di Latina vuole che Ettore Majorana sia vissuto nei pressi di Valencia (Venezuela), negli anni fra il 1955 e il 1960, sotto il falso nome di Sig. Bini. Del Sig. Bini si conosce solo una fotografia e alcune ricerche avrebbero scoperto il modello di macchina da lui posseduta e chi frequentava: è poco… bisognerebbe scoprirne di più. Trascorriamo la notte in un residence alla periferia di Palermo dal quale, tra l’altro, ascoltiamo il concerto di Francesco Gabbani in tournè nell’isola. Il giorno dopo continuiamo il nostro giro e ci dirigiamo verso Cefalù, una deliziosa e apprezzata località di mare.

Nel tragitto tra Palermo e Cefalù, delimitata dal mare Tirreno da una parte e dalla superstrada Palermo-Cefalù dall’altra, si scorge una imponente centrale elettrica, dedicata dai siciliani a Ettore Majorana: “Centrale elettrica Ettore Majorana”. Un tributo al grande scienziato siciliano. Essa sorge sul mare maestosa, quasi a volere sfidare quel mare che forse detiene molti interrogativi e ricordi del giovane fisico. Questa dedica indica i tratti essenziali dei siciliani: orgogliosi delle loro origini e consapevoli delle loro potenzialità. Con tanto piacere per il tempo vissuto a Cefalù e alla gita in barca effettuata, ci dirigiamo ancora verso Palermo dove la notte avremmo pernottato in via Vittorio Emanuele. Per la cena ci viene consigliata una trattoria in una piazzetta attigua a via Vittorio Emanuele, nei pressi della cattedrale. Ci sediamo e dopo pochi minuti arriva Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, che cena con alcune persone.
Il giorno dopo, dopo avere fatto una puntatina a San Vito lo Capo, per un bagno, ci dirigiamo verso Erice, che sorge vicino a Trapani. La strada per accedervi è piuttosto tortuosa e questo è dovuto al fatto che Erice sorge su una altura che volge da su a parte verso il mare e da un’altra prospiciente a Trapani da cui è collegata anche attraverso una utile ovovia. Il centro storico di Erice è fatto di piccole stradine in cui si snoda l’isola pedonale; percorrendo le quali a piedi si giunge al Castello che si trova in una posizione dominante da cui si ammira il mare e la vegetazione mediterranea e cupole di edifici che fanno pensare a paesaggi arabeggianti o simili a Santorini, nell’arcipelago greco. Poi ci dirigiamo verso il “Centro di cultura scientifica Ettore Majorana”, in via Guarnotta.
Il centro è diretto dallo scienziato siciliano Antonino Zichichi, professore emerito di Fisica dell’università di Bologna, autore di innumerevoli articoli scientifici, pubblicazioni e libri di fisica, astrofisica e astronomia, nonché insignito di numerosi premi scientifici. Ricordo di avere visto il professore nella cattedrale di Cesena, molti anni fa, quando il Papa lo invitava a portare la scienza alla gente. Apro la porta e un ragazzo mi fa cenno col capo e poi mi dice che il Centro è privato e non si può accedervi. Osservo, nei pochi istanti di permanenza nella saletta di ingresso, alcune bacheche piene di libri. Sapevo e mi viene data conferma che a Erice si organizzano convegni scientifici tutto l’anno. Merito del Prof. Zichichi. Ma poi penso: “perché questo Centro così importante non è aperto al pubblico? Forse non ci sono finanziamenti pubblici?”. Decido di non soffermarmi oltre. All’esterno del Centro vi sono due bacheche, a destra e a sinistra della porta di ingresso, che contengono alcune pubblicazioni del Prof. Zichichi. Tra queste non mi sfugge la seguente: “Ettore Majorana His Genius And Long-Lasting Lagacy-Società Italiana di Fisica”. Anche Erice ci parla di Ettore Majorana.

Le esigenze di chi mi sta accanto ora prendono il sopravvento rispetto alle mie già vissute esigenze di cronaca scientifica, com’è più che giusto, e dopo una notte passata a Trapani in un residence sul mare, il giorno dopo ci dirigiamo verso le isole Egadi. Prendiamo un altro traghetto. Durante il tragitto Trapani-Favignana mi assalgono gli stessi pensieri, gli stessi ricordi.
Marco Guiduzzi

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