L’Italia al Bernabeu, tabù Spagna sulla strada dei Mondiali

MADRID. – Trentacinque anni dopo, ecco di nuovo il Santiago Bernabeu. Quasi ogni italiano, anche quelli che all’epoca nemmeno erano nati, sa che quello è lo stadio dell’urlo di Marco Tardelli e dell’Italia campione del mondo nel 1982. Erano gli azzurri del Presidente-tifoso Sandro Pertini, che batterono la Germania in finale ma che prima, a Barcellona, avevano superato l’Argentina di Maradona e il Brasile di Telè Santana, una delle Selecao più belle di sempre ma che non vinse per colpa di Paolo Rossi.

Forse un Pablito ci vorrebbe anche adesso, e Gian Piero Ventura, il Bearzot di oggi, si augura che lo diventi un Belotti o un Immobile, perché nella prima apparizione azzurra al Bernabeu dopo quella notte magica di tanti anni fa ci vorrebbe una nuova impresa, questa volta a spese della squadra di casa, la fortissima Spagna del tiki taka con vecchi e nuovi protagonisti.

Forse batterla non avrebbe lo stesso significato di quei giorni dei primi anni ’80, perché un match delle qualificazioni, seppure decisivo, non ha lo stesso appeal di una finale, ma sarebbe un ottimo viatico per ciò che accadrà l’anno prossimo in Russia.

Intanto però a Mosca bisogna arrivarci, e serve una vittoria nello stadio del Real Madrid, scelto non solo per via del suo pubblico esigente e caldissimo, ma anche perché dall’inizio di questo secolo la Spagna ha sempre vinto tutte le volte, sei in totale, che ha giocato nel ‘coliseo madridista’.

Per Spagna-Italia c’è il tutto esaurito da un mese e mezzo, ed è facile prevedere, come dice Sergio Ramos, che domani il Bernabeu sarà una marea rossa. Ma gli azzurri non dovranno farsi impressionare, come sostiene anche Gian Piero Ventura quando dice che lui oggi, andando a ispezionare il campo “non ho visto né coccodrilli né serpenti. Il vero problema saranno i tanti avversari di qualità che ci troveremo davanti e che giocheranno un calcio d’attacco, visto che sono capaci di tutto. Però possiamo far bene, questa per noi è una tappa importantissima”. ”

Ma non è anche – aggiunge subito – la fine del giro”. Come dire che ci sarà comunque un’altra possibilità, e che lui comunque è convinto di poterne uscire indenne, al punto che “l’infortunio di Chiellini non ha cambiato ciò che avevamo deciso”.

Il ct fa catenaccio solo quando gli si chiede di Insigne (che per gli spagnoli, amanti del calcio spettacolo, non può non giocare) e del 4-2-4: “non posso parlare di ipotesi proprio adesso”, glissa a proposito del modulo. Di sicuro c’è che l’Italia che secondo Buffon “ha lavorato bene nelle due fasi, difesa e attacco” dopo che “in mezzo a questo anno c’è stata quasi una rifondazione” dovrà essere quella dei giorni migliori, e trovare “coraggio e spregiudicatezza” per mettere in pratica gli insegnamenti.

Come dice il capitano azzurro bisognerà anche che “la sana follia che ho visto nei miei compagni non sia annullata dalla pressione c’è per una partita così importante”. Domani ci vuole una vittoria, come l’Italia è riuscita a fare in Spagna solo nel 1949, perché poi è probabile che solo con i tre punti di Madrid Azzurra riuscirà ad avere la meglio sulle furie rosse nella corsa al primo posto nel girone G delle eliminatorie, che assicura la qualificazione diretta.

Se invece il successo va alla Spagna per lei sarà praticamente fatta, nonostante il suo ct Lopetegui si affanni a ripetere che “poi mancheranno altre tre partite”. Il pari all’Italia servirebbe a poco: in caso di arrivo alla pari fa testo la differenza reti generale, che attualmente è favorevole agli spagnoli (+4). Ma giova ricordare anche che l’Italia ha un record di imbattibilità nelle qualificazioni, tra mondiali ed europei, arrivato a 56 risultati utili, compreso il pari di Torino contro gli spagnoli dell’ottobre scorso.

Italia e Spagna si erano affrontate anche ad Euro 2016, e a St. Denis avevano vinto 2-0 gli azzurri di Conte, “e quella è stata l’unica volta che, da quando ci sono io, li abbiamo battuti nettamente – commenta Buffon -. Però quella era una Spagna in fase di riflessione”. E allora bisogna sperare che l’interruttore del ct Lopetegui si spenga di nuovo.

(dell’inviato Alessandro Castellani/ANSA)

Condividi: