Faro dei mercati sulla Bce, Draghi prova a frenare l’euro

Il presidente della Bce Mario Draghi . REUTERS/Ralph Orlowski
Il presidente della Bce Mario Draghi . REUTERS/Ralph Orlowski

ROMA. – Preparare il campo per un annuncio sul ‘tapering’, il ridimensionamento degli acquisti di titoli, che probabilmente non arriverà prima di ottobre e su cui pendono diversi ‘caveat’, a partire dal rafforzamento indesiderato dell’euro. E allo stesso tempo tentare di frenare l’ascesa della moneta unica. E’ quello che probabilmente farà Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, nella riunione di giovedì, fino a poche settimane fa segnata sul calendario degli operatori di borsa come quella decisiva per conoscere le prossime mosse della Bce sul ‘quantitative easing’, oggi vista come probabilmente preparatoria, forse persino interlocutoria.

Draghi – che giusto ha appena compiuto 70 anni – ha segnalato una revisione in arrivo del Qe, il cui annuncio si attendeva appunto per settembre, in occasione delle nuove stime su crescita e inflazione che lui stesso presenterà questa settimana. Ma nel frattempo lo scenario è cambiato, complici le incertezze sulle prossime mosse della Fed che sta riducendo i titoli pubblici che ha in pancia ma tentenna sui prossimi rialzi dei tassi.

L’inflazione dell’Eurozona è all’1,5% (ma i prezzi alla produzione anticipano un 2%), lontana ancora dal quasi 2% che Francoforte vuole sia raggiunto stabilmente e si regga “sulle proprie gambe”. La crescita viaggia forte e fa meglio del previsto. Ma con una Fed incerta sul da farsi, e i vincoli della Bce – fra pressioni politiche dei ‘falchi’ e una scarsità sul mercato dei bond da comprare evidente dai minori acquisti di bund tedeschi e un eccesso rispetto alla ‘capital key’ che per i bond italiani ha raggiunto i 13 miliardi e per i francesi sfiora i 14 – il risultato è stato un balzo dell’euro oltre gli 1,20 dollari la scorsa settimana: una soglia d’allarme, che indebolisce la ripresa europea, mette sotto pressione l’inflazione (riducendo i prezzi all’import) e crea di fatto una stretta monetaria indesiderata.

Probabile che Draghi, giovedì, provi a frenare l’euro, magari indicando che è un fattore che ‘pesa’ e che a Francoforte stanno monitorando. Secondo gli analisti di Bank of America, una nuova fiammata oltre 1,20 (oggi siamo a 1,19) rischia di far slittare l’annuncio del tapering che ci si attende per ottobre. Magari in attesa che si schiariscano le nubi attorno alla Fed, che si riunisce il 19 e 20 settembre e poi di nuovo a fine ottobre.

Se le attese sono per un calo del ritmo di acquisti dagli attuali 60 miliardi al mese a 40 da gennaio in poi, nulla è scontato. E in ogni caso la tabella di marcia della Bce sarà orientata alla massima gradualità: tanto che le attese per un rialzo dei tassi, da fare una volta terminato il ‘Qe’, ormai guardano direttamente al 2019, non più al 2018.

(di Domenico Conti/ANSA)