Energia elettrica, per la Cassazione non è un bene indispensabile

Non è un bene indispensabile
Energia elettrica non è un bene indispensabile

ROMA. – Dalla Cassazione ‘tolleranza zero’ e nessuna comprensione verso i ladri di energia elettrica che si attaccano abusivamente al contatore e non pagano bollette e allaccio. La Suprema Corte ha infatti affermato, in sintonia con la comunità degli ‘Amish’ che vivono rifuggendo il progresso, che l’elettricità non è un bene “indispensabile alla vita” e i furbetti con le case piene di elettrodomestici adesso non possono più recitare la litania dell’indigenza per nobilitare l’allaccio clandestino in nome dello “stato di necessità”.

Gli ‘ermellini’ della Sezione feriale hanno così confermato la condanna (l’entità non è nota) per furto di energia elettrica nei confronti di una donna pugliese, classe 1970, dichiaratasi sfrattata, senza lavoro e con una figlia incinta a carico. Per l’alta Corte, l’elettricità procura “agi e opportunità” – i vantaggi procurati da frigorifero, lavatrice, condizionatore e magari pure il pc – ma non averla non mette a rischio l’esistenza.

Ad avviso della Suprema Corte, “l’ esimente dello stato di necessità postula il pericolo attuale di un danno grave alla persona, non scongiurabile se non attraverso l’atto penalmente illecito, e non può quindi applicarsi a reati asseritamente provocati da uno stato di bisogno economico, qualora ad esso possa comunque ovviarsi attraverso comportamenti non criminalmente rilevanti”.

Stare al buio sarà un po’ demodè ma è perfettamente legale. Nel caso affrontato dalla Cassazione – spiega la sentenza 39884 fresca di deposito – “la mancanza di energia elettrica non comportava nessun pericolo attuale di danno grave alla persona, trattandosi di bene non indispensabile alla vita, nel senso sopra specificato (infatti, l’energia elettrica veniva utilizzata anche per muovere i numerosi elettrodomestici della casa): semmai idoneo a procurare agi e opportunità, che fuoriescono dal concetto di incoercibile necessità”, condizione che la legge richiede per non emettere condanna.

Per queste ragioni è stato respinto il ricorso di Concetta C., quarantacinquenne di Francavilla Fontana, nel brindisino, che aveva chiesto clemenza per essersi attaccata abusivamente alla rete elettrica a causa delle sue condizioni “precarie e faticose” essendo, aveva detto in udienza, “sfrattata e priva di lavoro, con una figlia incinta”, tanto per non farsi mancare niente.

Confermata, dunque, la decisione emessa dalla Corte di Appello di Lecce il 28 settembre 2016 che aveva leggermente ridotto la pena per Concetta ritenendo comunque sussistente l’aggravante di aver agito fraudolentemente dal momento che anche quando l’allaccio avviene “senza rompere o trasformare la destinazione del cavo”, si tratta sempre di un allaccio abusivo e come tale, pertanto, compiuto con fraudolenza.

Concetta è stata anche condannata dagli ‘ermellini’ a pagare duemila euro di multa alla Cassa delle ammende per la pretestuosità dei motivi di ricorso imbastiti dal suo avvocato. Secondo l’Unione nazionale consumatori, che definisce la sentenza “incomprensibile”, “è inaccettabile che l’energia elettrica non sia considerata un bene indispensabile: basti pensare all’elettricità necessaria per far funzionare il frigorifero, necessario per conservare beni alimentari essenziali per la nostra alimentazione come il latte e la carne”.

(di Margherita Nanetti/ANSA)

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