Trump accelera, sei candidati in corsa per rimpiazzare Yellen

Pubblicato il 07 settembre 2017 da ansa

Janet Yellen (EPA/TANNEN MAURY)

NEW YORK. – La Casa Bianca accelera sulla ricerca del prossimo presidente della Fed. Quasi tramontata l’ipotesi di Gary Cohn al timone della banca centrale americana, Donald Trump valuta almeno sei alternative. Del resto le dimissioni di Stanley Fischer dalla vicepresidenza hanno aumentato l’urgenza di definire il futuro della Fed, riempiendo anche i vuoti nel board saliti ormai a quattro, senza contare che il mandato di Yellen scade il 3 febbraio prossimo.

L’avvicendamento ai vertici della banca centrale americana cade in un momento delicato: la Fed dovrebbe avviare già nelle prossime settimane il processo per la riduzione del bilancio. Sui tassi la partita è piu complessa, fra l’inflazione al palo e gli effetti degli uragani Harvey e Irma sulla crescita americana.

La Bce di Mario Draghi resta alla finestra in attesa di una schiarita sia sulla composizione del board della Fed sia sulle sue prossime mosse, alla luce dell’impatto che potrebbero avere sull’euro forte, gia’ grattacapo del presidente dell’Eurotower. La prossima riunione della banca centrale americana è in calendario il 19 e 20 settembre: sarà l’ultima di Fischer.

Orfana del suo vice e grande alleato, il presidente Janet Yellen resta più isolata in vista della scadenza del mandato. Le sue chance di essere confermata a febbraio sono nelle ultime ore aumentate, con Trump che non sembra più intenzionato a nominare Gary Cohn, suo consigliere economico ed ex presidente di Goldman Sachs, alla presidenza della Fed dopo le critiche che gli ha mosso per gli scontri di Charlottesville.

Gli analisti scommettono però che il presidente americano prenderà le distanze da Yellen, avendo già optato per non confermare nessuno nell’amministrazione scelto dal suo predecessore Barack Obama. In corsa per la presidenza – riporta l’agenzia Bloomberg – ci sarebbero: l’ex governatore della Fed Kevin Warsh, l’economista dell’università Columbia Glenn Hubbart e il professore dell’università di Stanford John Taylor. nella rosa anche Lawrence Lindsey, ex consigliere economico di George W. Bush; Richard Davis, ex amministratore delegato di Bancorp, e John Allison, l’ex numero uno di BB&T.

Mentre sono in corso le valutazioni per la presidenza, Trump avvia le grandi manovre per riempire gli altri posti vacanti nel board, quattro su sette una volta uscito Fischer. Il presidente valutando la nomina di Marvin Goodfriend, ex direttore della ricerca della Fed di Richmond e attuale professore all’università Canergie Mellon. Per il dopo Fischer sarebbe invece in pole position l’attuale governatore della Fed Jerome Powell.

Con un board sguarnito la Fed si prepara a lanciare il piano di riduzione del bilancio, esploso con la crisi. Sui tassi, invece, la partita appare più complicata anche a causa degli uragani. Nonostante l’impegno della Fed a un terzo rialzo del costo del denaro quest’anno, Harvey prima e Irma in queste ore mettono la Fed di nuovo all’angolo. A pesare è anche un’inflazione che non decolla, e sulla quale forze disinflazionistiche come Amazon continuano a farsi sentire.

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