Il Papa in Colombia: “Sanare le ferite e aiutarsi, no alle vendette”

L'arrivo di Papa Francesco in Colombia. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
L’arrivo di Papa Francesco in Colombia. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

BOGOTA’. – Il futuro della Colombia, dopo oltre 50 anni di guerra civile, si costruisce solo “sanando le ferite”, “aiutandosi a vicenda” e mettendo da parte ogni residua “tentazione di vendetta”. Lo ha detto il Papa a chiare lettere nel discorso alle autorità del Paese nella Plaza de Armas del Palazzo presidenziale, la ‘Casa de Nariño’, dove ha anche incontrato il capo dello Stato, Juan Manuel Santos, Nobel per la Pace nel 2016 proprio per lo storico accordo con l’ex guerriglia delle Farc.

“Rifuggire da ogni tentazione di vendetta e ricerca di interessi solo particolari e a breve termine. Quanto più difficile è il cammino che conduce alla pace e all’intesa, tanto più impegno dobbiamo mettere nel riconoscere l’altro, sanare le ferite e costruire ponti, nello stringere legami e aiutarci a vicenda”, ha chiesto Francesco affinché si costruisca “un Paese che sia Patria e casa per tutti i colombiani”.

Il Pontefice ha espresso “l’apprezzamento per gli sforzi compiuti, negli ultimi decenni, per porre fine alla violenza armata e trovare vie di riconciliazione”. “Nell’ultimo anno – ha detto sull’accordo di pace, senza però citarlo – certamente si è progredito in modo particolare; i passi avanti fanno crescere la speranza, nella convinzione che la ricerca della pace è un lavoro sempre aperto, un compito che non dà tregua e che esige l’impegno di tutti”.

Un lavoro “che ci chiede di non venir meno nello sforzo di costruire l’unità della nazione e, malgrado gli ostacoli, le differenze e i diversi approcci sul modo di raggiungere la convivenza pacifica, persistere nella lotta per favorire la cultura dell’incontro”. Per il Papa “occorrono leggi giuste che possano garantire tale armonia e aiutare a superare i conflitti che hanno distrutto questa Nazione per decenni; leggi che non nascono dall’esigenza pragmatica di ordinare la società bensì dal desiderio di risolvere le cause strutturali della povertà che generano esclusione e violenza”.

“Non dimentichiamo che l’ingiustizia è la radice dei mali sociali”, ha osservato. Francesco ha incoraggiato infatti “a rivolgere lo sguardo a tutti coloro che oggi sono esclusi ed emarginati dalla società”, perché “tutti siamo necessari per creare e formare la società”, che “non si fa solo con alcuni di ‘sangue puro’, ma con tutti”. Anzi, è proprio “nella diversità” che “sta la ricchezza”.

Benedicendo i giovani in Plaza Bolivar, Bergoglio ha invitato anche loro “all’impegno nel rinnovamento della società”, s con la capacità “di lasciarci alle spalle quello che ci ha offeso, nel guardare avanti senza l’ostacolo dell’odio”.

E nell’incontro con i vescovi, in cui come con le autorità ha citato il grande scrittore Gabriel Garcia Marquez, ha spiegato che la Colombia ha bisogno del loro sguardo “per sostenerla nel coraggio del primo passo verso la pace definitiva, la riconciliazione, il ripudio della violenza come metodo, il superamento delle disuguaglianze che sono la radice di tante sofferenze, la rinuncia alla strada facile ma senza uscita della corruzione, il paziente e perseverante consolidamento della res publica, che richiede il superamento della miseria e della disuguaglianza”.

Alla Chiesa, però, interessa solo “la libertà di pronunciare questa Parola”, “riconciliazione”, mentre “non servono alleanze con una parte o con l’altra, bensì la libertà di parlare ai cuori di tutti”. “Voi non siete tecnici né politici – ha detto ai vescovi – siete pastori”.

(dell’inviato Fausto Gasparroni/ANSA)

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