Pronte misure Ue anti-scorrerie cinesi ed estere

Pronte misure Ue anti-scorrerie cinesi ed estere
Pronte misure Ue anti-scorrerie cinesi ed estere

BRUXELLES. – E’ pronto il regolamento Ue anti-scorrerie per stoppare lo ‘shopping’ cinese e non solo degli asset industriali strategici europei. Le misure per il controllo degli investimenti, chieste da Italia, Germania e Francia, sono state messe a punto dalla Commissione Ue, che le ha analizzate prioritariamente durante la prima riunione dei commissari dopo la pausa estiva.

Il varo ufficiale è atteso con il discorso sullo Stato dell’Unione che il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker terrà il 13 settembre e in cui la politica commerciale e il futuro degli accordi di libero scambio, insieme al nodo degli investimenti, occuperanno un posto di primo piano, oltre alla riforma dell’eurozona, alla Brexit, al digitale e alla difesa, ma anche alla riforma di Dublino e ai rapporti con la Turchia.

Lo ‘scudo anti-Cina’ è stato messo a punto da Bruxelles in stretta collaborazione con Roma, Berlino e Parigi, che a fine luglio avevano inviato un documento congiunto a Juncker. Il nuovo meccanismo anti-scalate, secondo quanto ha appreso l’ANSA da diverse fonti europee, prevede innanzitutto un muro anti-scorreria ex-ante per tutte le società legate ai programmi strategici Ue, tra cui Galileo, Copernico e Horizon 2020.

Negli altri casi gli stati membri, in base ai principi di trasparenza e condivisione delle informazioni, dovranno segnalare alla Commissione gli investimenti esteri nei settori chiave come tlc, energia, aviazione, tech e così via (non ci sono però soglie numeriche o quote di controllo), e quest’ultima avrà 25 giorni lavorativi di tempo per emettere la sua opinione.

I 12 Paesi Ue come l’Italia o la Francia che hanno già un meccanismo di screening nazionale dovranno quindi segnalare alla Commissione i casi sotto esame, mentre i Paesi che ne sono sprovvisti, in base al principio di leale cooperazione, dovranno indicare le operazioni in corso. Anche gli stati membri potranno segnalare casi alla Commissione o chiedere più informazioni.

Le indicazioni di Bruxelles saranno rilevanti ma la decisione finale resterà nelle mani dello stato membro, in quanto si tratta di un ambito di competenza nazionale. Non ci sarà quindi un vero e proprio potere di veto da parte di Bruxelles, ma questa – insieme agli stati membri che potranno chiedere ulteriori informazioni – potrà fare pressing e, se un Paese non volesse seguire le sue indicazioni, dovrà fornire una risposta motivata.

La scelta ultima resterà però in mani nazionali, in base ai paletti dei Trattati (e del Wto) ricordati anche dalle conclusioni del vertice Ue di giugno, oltre a una altrimenti certa opposizione dei Paesi liberisti del Nord ma anche di alcuni del Sud bisognosi di capitali esteri come Grecia, Portogallo, Malta, Cipro, nonché dell’Est tra cui l’Ungheria.

Juncker annuncerà poi le nuove linee guida della politica commerciale Ue. Questa punta sulla separazione negli accordi di libero scambio – anche retroattiva – della parte sugli investimenti (a competenza mista Ue-stati membri, su cui si è arenato il Ceta) dal resto a competenza esclusiva Ue, su cui si potrà così procedere rapidamente. Intanto prosegue il lavoro di Commissione, Parlamento e Consiglio Ue, che il 12 avranno un altro incontro di negoziato, sul nuovo sistema di dazi antidumping che sarà di applicazione anche per la Cina.

(di Lucia Sali/ANSA)

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