Florida al buio, ma l’emergenza è finita. 50 miliardi di danni

Pubblicato il 12 settembre 2017 da redazione

Florida al buio, ma l’emergenza è finita. 50 mld danni. (Charles Trainor Jr/Miami Herald via AP)

WASHINGTON. – Irma si dissolve in Tennessee, ma si lascia alle spalle un altro uragano in arrivo (José, a circa mille km dalla Florida), una cinquantina di morti (37 ai Caraibi e una decina nel sudest degli Stati Uniti) e danni stimati per ora dagli esperti di assicurazioni sino a 50 miliardi di dollari (contro i 150-200 previsti), che lo rendono uno dei cinque uragani più costosi del Paese. Sulla sua scia anche un mare di polemiche sul cambiamento climatico, che l’amministrazione Trump continua a ignorare.

Le popolazioni investite dalla sua furia tornano lentamente e difficilmente a vivere nelle loro case, se sono sopravvissute alla distruzione, e cominciano a fare i conti con le prime difficoltà: rischi di corti circuiti fatali, pericoli di infezioni, carenza di cibo, acqua, medicinali e benzina, mancanza di elettricità.

La Florida, dopo aver subito il più grande esodo della storia moderna americana (6,5 mln di persone), è alle prese ora con il blackout più gigantesco mai registrato: 5,5 milioni di utenti senza luce ma anche senza la possibilità di usare condizionatori, frigoriferi, forni, lavatrici e tutti gli altri elettrodomestici. Un numero che sale a 7 milioni se si calcolano anche gli altri Stati investiti da Irma: Georgia, sud Carolina e Alabama. Questa è ora l’emergenza principale e, avvisano le autorità, potrebbero essere necessarie settimane prima di ripristinare la rete.

Il bilancio più grave di danni e vittime riguarda i Caraibi, dove è arrivato il presidente francese Emmanuel Macron, diretto da Guadalupa alle isole di Saint-Martin e Saint-Barth (11 morti, diversi feriti e dispersi) per solidarietà con le popolazioni colpite ma anche per difendere Parigi dalle accuse di inefficienza e ritardi nei soccorsi: il governo francese, ha assicurato, si è preparato “diversi giorni prima” e ha messo in atto “uno dei più grandi ponti aerei dalla seconda Guerra mondiale”.

Anche Donald Trump è atteso nei prossimi giorni alle Isole Vergini Usa, stando al governatore, ma la Casa Bianca ha precisato che il piano non è ancora stato confermato. Il tycoon comunque per ora può dirsi soddisfatto della risposta federale e locale all’emergenza Irma, anche se gli effetti sono stati meno devastanti del previsto, grazie al cambio di traiettoria dell’uragano. Come se Irma avesse voluto evitare le città più grosse, scansando Key West, graziando Miami (anche se l’impatto si è fatto sentire), passando in mezzo a Tampa e Orlando per risparmiare entrambe.

In Florida i danni maggiori, ancora da quantificare, riguardano le Keys, la striscia di isole sulla punta sud care ad Hemingway, dove il 25% della case è andato distrutto e il 60% danneggiato. Le autorità hanno riaperto le strade solo per alcune di queste isole, invitando alla prudenza. Gli ordini di evacuazione sono progressivamente revocati anche in altre località, come a Miami, dove restano però per strada fango, detriti, alberi spezzati.

Riaperte anche tutte le autostrade della Florida, mentre i principali aeroporti hanno ricominciato parzialmente la loro attività, da Miami ad Orlando, da Tampa a Fort Lauderdale. Tra le città ancora paralizzate Jacksonville, che ha subito un allagamento record, e la storica Charleston, Sud Carolina, dove l’acqua ha raggiunto il metro.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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