Intesa a sinistra, Pisapia leader per alternativa al Pd

Pubblicato il 12 settembre 2017 da ansa

Intesa a sinistra, Pisapia leader per alternativa a Pd

ROMA. – “Costruire un centrosinistra alternativo al Pd”. E’ questo il fulcro dell’intesa che rimette in cammino “insieme” Mdp e Campo progressista. Dopo quattro ore di un confronto assai franco, condito di recriminazioni e punzecchiature, Giuliano Pisapia e gli ex Dem guidati da Roberto Speranza suggellano in una nota congiunta l’accordo su un percorso che porterà a un’assemblea “democratica” in autunno.

Per un soggetto che alle politiche sfiderà “destre e populismi”, ma anche il Pd. La gestione sarà collegiale, ma il leader, assicura Pier Luigi Bersani, è Pisapia. “Certo, restano cose da chiarire…”, è cauto Bruno Tabacci. Ma anche Massimo D’Alema vede un “passo avanti”. E i Dem già attaccano: “Battere la destra senza Pd è utopistico, una sciocchezza”.

Il luogo è la nuova sede di Articolo 1-Mdp in via Zanardelli a Roma. Al tavolo ci sono Bersani e D’Alema. Ma è Pisapia ad aprire e moderare il confronto. E poiché, dopo la piazza del primo luglio, attriti e incomprensioni hanno quasi mandato all’aria il progetto, l’ex sindaco mette subito i nodi sul tavolo. Mi avete attaccato – dice ai bersaniani – per l’abbraccio alla Boschi e avete minacciato di andare avanti senza CP. Mi avete accusato di incoerenza – prosegue – ma la mia coerenza l’ho dimostrata quando ho sostenuto Prodi rompendo con Prc e poi non ho votato il governo D’Alema, anzi sono andato in missione umanitaria in Kosovo.

Nessuna ambiguità, garantisce: non andrò nel listone di Renzi, lavoro per un centrosinistra alternativo. Ma per andare avanti a Mdp chiede alcune garanzie: non si può dire un no pregiudiziale alla legge di bilancio. Nel lungo dibattito che segue si parla di Sicilia, ma non di candidature alle politiche. Si conviene che non c’è tempo per fare un partito (se ne parlerà dopo il voto) ma bisogna fare un “soggetto largo, non un listone”.

CP chiede garanzie sulla leadership dell’ex sindaco (“Senza primarie”) e qualche bersaniano replica che va bene, purché la eserciti senza perdere altro tempo. D’Alema chiede una linea dura sulla manovra e un processo aperto a Sinistra italiana e Possibile, perché sarebbe autolesionista avere più liste a sinistra. Campo progressista sottolinea la necessità di tenersi larghi al centro, per essere pronti ad accogliere anche chi se ne andasse dal Pd.

E alla fine si fissano alcuni punti. Battaglia su ius soli e legge elettorale. Sulla manovra si pungolerà il governo su tre o quattro proposte (dalla sanità, a fisco e investimenti). E in autunno (da decidere se prima o dopo le elezioni siciliane) si terrà una assemblea “democratica”: una consultazione aperta a chiunque si riconosca in un manifesto, potrebbe decidere nome e simbolo del nuovo soggetto e insieme eleggere i componenti dell’assemblea. Ma sul punto la discussione è ancora aperta.

Il coordinamento Mdp-Cp d’ora in poi, si è deciso, si vedrà ogni settimana. La vicinanza delle elezioni con il Consultellum e la chiusura di Renzi alla contendibilità della leadership, giocano a favore del percorso unitario. SI e Possibile si dicono pronti a interloquire, mentre Fratoianni boccia per il momento la leadership di Pisapia. L’ex sindaco, che in serata a Reggio Emilia partecipa a un dibattito con Graziano Delrio e sabato sarà a Roma con Andrea Orlando, tiene aperto un canale di dialogo con il Pd.

Si guarda anche a Enrico Letta (che non ha rinnovato la tessera Pd) e all’azione di “collante” di Romano Prodi, che giovedì parteciperà a un convegno della fondazione bersaniana Nens. Ma i renziani tengono il punto. L’unico effetto, avvertono Guerini e Martina, è “favorire gli avversari” e far perdere il Pd.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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