Legge elettorale al palo, Pd prende tempo sul nodo Trentino

Legge elettorale al palo

ROMA. – Lo scontro frontale tra Pd e le opposizioni rende sempre più impervio il cammino parlamentare verso la riforma elettorale. Ancora una volta si registra il nulla di fatto all’ufficio di Presidenza della Commissione Affari Costituzionali della Camera, chiamata a muovere i primi passi della discussione di un provvedimento la cui approvazione finale, almeno per il momento, sembra sempre più improbabile. Al centro della polemica la richiesta del Pd di un’ulteriore istruttoria, in termini regolamentari, su come sciogliere il nodo dei collegi del Trentino.

E’ da ricordare che il cosiddetto ‘Fianum’, il modello proporzionale, naufragò in Aula a Montecitorio l’8 giugno scorso su un voto segreto che aveva cancellato i collegi uninominali in Trentino Alto Adige. La Svp minacciò di far cadere il governo, al Senato i suoi voti sono cruciali, se si fosse deciso di confermate queste norme. Il problema però è che la Camera non può più modificare norme già votate.

Emanuele Fiano, invece, ha proposto un approfondimento su questo punto, chiedendo un “supplemento d’istruttoria” sul Regolamento alla Presidenza della Camera. E contemporaneamente ha definito una “questione invalicabile”, l’appoggio della Svp all’esecutivo. Insomma, la mossa dei Dem viene accolta con grande insoddisfazione dalle opposizioni che leggono la richiesta di altro tempo come una scusa per affossare definitivamente la riforma.

Comunque Mazziotti incontrerà la presidente della Camera Laura Boldrini prima della Conferenza dei capigruppo che, convocata per fissare il calendario dei lavori d’Aula, affronterà anche questo tema. Non a caso, la battuta che circola tra i forzisti in Transatlantico è che la “stella alpina” si sia trasformata in una “foglia di fico” per nascondere la voglia del Pd di andare a votare con il Consultellum.

E critica è anche la minoranza dem. “Fare la legge elettorale – attacca Gianni Cuperlo – era un imperativo politico di questa legislatura. Oggi diventa un imperativo morale. Basta rinvii”. Molto più netto Alfredo D’Attorre (Mdp): “Il Pd cerca scuse che non stanno in piedi: la questione del Trentino è facilmente risolvibile al Senato. Ora è tempo che si ponga fine a questo psicodramma”.

Altrettanto chiaro Francesco Sisto (Fi): “Una bega della maggioranza non può fermare un percorso su una legge centrale come quella elettorale. Tutto si può risolvere al Senato, sembra un pretesto”. “Il nodo del voto sul Trentino, dal punto di vista regolamentare – interviene il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Andrea Mazziotti – è stato già ampiamente sviscerato dagli uffici. E’ evidente che se la posizione del Pd non cambia o se non si trova un accordo politico, andare avanti è complicatissimo. Senza il Pd non si fa nessuna legge elettorale”.

(di Marcello Campo/ANSA)