Caso Regeni, l’ambasciatore italiano torna in Egitto

Pubblicato il 13 settembre 2017 da ansa

Caso Regeni, l’ambasciatore italiano torna in Egitto

IL CAIRO. – Dopo quasi un anno e mezzo di sede vacante e di forti tensioni diplomatiche, il nuovo ambasciatore italiano in Egitto, Giampaolo Cantini, è arrivato al Cairo. Era stato nominato a maggio del 2016 dopo il richiamo a Roma del suo predecessore Maurizio Massari a seguito dell’omicidio di Giulio Regeni. L’invio di Cantini è stato ritardato per l’insufficiente collaborazione nelle indagini imputata per mesi dall’Italia alle autorità egiziane.

Fino al 14 agosto, quando il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha annunciato la svolta del rientro dell’ambasciatore “alla luce degli sviluppi registrati nel settore della cooperazione tra gli organi inquirenti” dei due Paesi. Nelle stesse ore si è imbarcato per Roma il neo ambasciatore egiziano in Italia, Hisham Badr, in una vera e propria staffetta diplomatica. Mentre dal Cairo rimbalzava la notizia che le autorità egiziane hanno posto in custodia cautelare per 15 giorni, con l’accusa di aver diffuso notizie false, Ibrahim Metwaly, il consulente legale della famiglia Regeni.

Il diplomatico italiano presenterà le copie delle lettere credenziali all’assistente del ministro degli Esteri egiziano. Il capo della diplomazia del Cairo, Sameh Shoukry, é infatti a Londra, dove incontrerà Alfano. Classe 1957, tra l’altro ex ambasciatore ad Algeri e da tre anni allo sviluppo, Cantini è un esperto di Nord Africa. La Libia, i migranti, il terrorismo, ma anche i contratti, le imprese ed il commercio sono i dossier che lo attendono sul tavolo.

In primis però c’è il fermo mandato di cercare di ottenere la massima collaborazione da parte delle autorità egiziane sulla vicenda del ricercatore friulano: trovare la verità sull’uccisione di Giulio “è un dovere di Stato”, ha rimarcato il premier Paolo Gentiloni davanti al Copasir.

Pur non mettendo in discussione l’esperienza e la competenza dell’ambasciatore, Amnesty International si è detta “preoccupata che la decisione di normalizzare i rapporti diplomatici sia stata presa unicamente per motivi diversi dalla ricerca della verità sulla sparizione, la tortura e l’uccisione di Regeni” e ha annunciato che ogni mese chiederà al governo i “passi avanti” fatti sul dossier.

In una nota, Amnesty ha anche ricordato l’arresto, dopo oltre 48 ore di sparizione, dell’avvocato Metwaly, sottolineando che “chi in Egitto continua a cercare la verità su Giulio Regeni viene zittito”. Metwali è ora detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tora, nella zona sud del Cairo, dove era stato rinchiuso anche l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak. Era stato prelevato in aeroporto al Cairo prima di imbarcarsi per Ginevra, dove avrebbe dovuto partecipare ad una riunione dell’Onu sulle sparizioni forzate.

“La notizia della detenzione di Metwaly non è un bel modo da parte delle autorità egiziane di accogliere il nostro ambasciatore alla vigilia del suo insediamento”, ha denunciato Pia Locatelli, deputata socialista e presidente del Comitato Diritti umani della Camera. “Sono certa che il nostro ambasciatore darà un contributo importante per fare chiarezza su quanto è accaduto a Regeni”.

“L’Italia non si faccia prendere in giro, serve fermezza”, ha invece avvertito Enrico Letta. “E’ una vicenda incredibile ed è incredibile che sia ancora insoluta e ci sia un balletto insopportabile da parte delle autorità egiziane”. L’ex premier ha poi aggiunto che “su Regeni non deve esserci real politik”.

Giulio Regeni stava preparando la sua la tesi di dottorato in Egitto per conto dell’Università di Cambridge. Sparito a fine gennaio dello scorso anno, il suo corpo venne ritrovato martoriato alcuni giorni dopo lungo un’autostrada a nord del Cairo.

(di Giuseppe Maria Laudani/ANSA)

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