Osa, illustrati casi gravi di tortura

Osa, l'intervento di Tamara Suju, direttrice esecutiva dell'Istituto Casla
Osa, l’intervento di Tamara Suju, direttrice esecutiva dell’Istituto Casla

CARACAS – L’Organizzazione di Stati Americani (Osa) è stato teatro delle denunce di tortura sistematica e violazioni di Diritti Umani in Venezuela. Con dovizia di dettagli, è stato spiegato durante un’udienza pubblica, come nel Paese si sarebbero commessi gravi crimini di Lesa Umanità. Stando alle denunce, la tortura sarebbe una pratica comune in Venezuela; ovvero, una manifestazione della “violenza di Stato” radicata nel Paese. Così, mentre l’Onu chiedeva alle nazioni latinoamericane di assistere i venezuelani che fuggono dalla crisi economica, nell’Osa era segnalata la sistematica violazione dei Diritti Umani.

Permessi temporali di residenza ai venezuelani che abbandonano la propria terra. E’ questo quanto chiesto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), dal 2016 agenzia collegata delle Nazioni Unite, ai Paesi di questa parte del continente americano.

– Non tutti chiedono asilo – ha spiegato Laura Thompson, numero due dell’Oim -. Esortiamo, comunque, i paesi ad applicare provvedimenti di protezione temporale anche per loro.

Alcune nazioni, tra queste Colombia e Perù, hanno già provveduto in merito. Altre, invece, è ad esempio il caso del Cile, si accingono a farlo.

– Ogni Paese – ha invitato Thompson – applichi i provvedimenti d’accordo al volume del flusso migratorio.

Di tutt’altro tenore, invece, l’udienza che si svolge in seno all’Osa. Voluta dal Segretario Generale dell’organismo, Luis Almagro, l’udienza ha per obiettivo raccogliere prove di violazione di Diritti Umani in Venezuela. L’Osa vuol capire, attraverso testimonianze e la verifica delle denunce di Ong se esistono gli estremi per denunciare il governo del Venezuela. Stando al Segretario Generale dell’Osa, il governo del presidente Maduro si sarebbe potuto macchiare di crimini di lesa umanità. E quindi potrebbe essere  denunciato presso la Corte Penale Internazionale

Osa, ascoltati attivisti e Ong

Nel corso della prima udienza dell’Osa, sono stati ascoltati attivisti per i diritti umani, Ong e vittime della violenza di Stato. Ad assistere c’era anche Luis Moreno Ocampo, ex Magistrato della Corte Penale Internazionale e assessore speciale del Segretario Generale dell’Osa, che ha raccolto le testimonianze.

– La presenza delle vittime – ha detto Francisco Martinez, attivista di Voluntad Popular ora in esilio – è fondamentale. Dietro ogni caso, c’è una tragedia umana, una vita, una famiglia con cicatrici profonde che non scompariranno mai.

Particolarmente dettagliato è stato l’intervento dell’attivista per i diritti umani, Tamara Suju, che ha illustrato ben 289 casi di torture commessi da funzionari di polizia. Eccessi e violazioni dei diritti umani che sarebbero stati commessi durante il governo del presidente Chávez e quello del presidente Maduro. Casi, a detta di Tamara Suju, opportunamente documentati.

– Ci sono alcune differenze tra i governi del presidenti Chávez e quello del presidente Maduro – ha spiegato Suhu -. Ad esempio, durante il governo del presidente Chávez la tortura e la persecuzione erano selettive. Nel governo del presidente Maduro, invece, tortura e persecuzione sono indiscriminate e massive. Ne sarebbero oggetto sia chi partecipa a manifestazioni di protesta sia chi è considerato avversario politico.

Suju: “Trattamenti crudeli e disumani”

L’attivista ha spiegato che i funzionari non castigano i colpevoli, né rifiutano le denunce. Semplicemente le ignorano. Ha inoltre sottolineato che nel corso delle presidenze del governo Maduro sono state create strutture specifiche per la tortura. E, tra queste, ha nominato le celle del Sebin e quelle Dgcim (Dirección General de Contrainteligencia Militar).

Eppure, ha spiegato, accade nonostante esista una legge specifica contro “trattamenti crudeli e disumani”. Legge, questa, che prevede severi castighi.

L’attivista ha spiegato che tra le vittime della tortura, opportunamente documentati, vi sono quelli di 223 uomini e 66 donne.

– La tortura – ha spiegato Suju – si applica per castigare avversari ideologici, ottenere informazioni o, semplicemente, per strappare dichiarazioni.

Ha quindi precisato che la tortura sarebbe applicata per intimidire, castigare e controllare la popolazione. Nella maggior parte dei casi, la denuncia delle vittime non avrebbe un seguito. Nessuno indagherebbe. Non si farebbe giustizia e, nei migliori dei casi, il funzionario sarebbe accusato di un delitto meno grave di quello di cui sarebbe incriminato.