Il Pd prova a far ripartire la legge elettorale

Pubblicato il 18 settembre 2017 da redazione

ROMA. – Il Pd prova a far ripartire la legge elettorale, ma non dal proporzionale su cui si era accordato a giugno con M5s, Fi e Lega, bensì su una formula che introduce un po’ di maggioritario, così da recuperare l’assenso di Giuliano Pisapia. L’ipotesi riprende il Rosatellum, per metà con collegi uninominali e per metà proporzionale, ma aumenta decisamente la parte proporzionale. Per andare in porto il progetto però richiede il consenso almeno di uno tra Fi e M5s, i due partiti proporzionalisti insieme a Mdp, che ha già chiuso la porta.

Sono due gli elementi che spingono Matteo Renzi e i Dem a tentare una strada diversa dal proporzionale, per altro naufragato a giugno su un voto segreto in Aula. Da una parte un modello con un po’ di maggioritario consentirebbe un dialogo politico con Campo Progressista di Pisapia, in vista di una coalizione, come piace anche alla minoranza interna del Pd. Dall’altra si ritiene che M5s non abbia intenzione di arrivare ad una nuova intesa larga, dopo che ha posto come pregiudiziale l’approvazione della legge sui vitalizi.

“Il proporzionale non è mai stata la prima scelta del Pd – ha detto Ettore Rosato, presidente dei deputati Dem – per cui stiamo facendo una verifica su una formula più maggioritaria. Tutti parlano di governabilità, vediamo se le parole si incrociano con la coerenza”.

La bozza a cui si lavora prevede 231 seggi uninominali maggioritari, pari al 36%, e il 64% proporzionale, cioè 399 seggi. Il perché di questi numeri particolari risiede nell’emendamento approvato a scrutinio segreto l’8 giugno alla Camera, che ha fissato in 231 i collegi complessivi della Camera. Per la prassi parlamentari non si può rivotare su quell’articolo (“ne bis in idem”), a meno di ripartire da un testo completamente nuovo, cosa che allungherebbe i tempi.

Con gli alleati di governo, a cominciare da Ap, il confronto è già cominciato, ed è almeno stata superata la frattura che si registrò a giugno. Ma occorre il sì di alcuni partiti di opposizione. Matteo Salvini ha dato la propria disponibilità ed anche Fdi, è interessata: “abbiamo sempre chiesto un modello che favorisca le coalizioni” ha detto Fabio Rampelli.

Ma al momento Fi insiste sul proporzionale puro: “Ci auguriamo che la seduta di domani della commissione Affari costituzionali non diventi teatro di tatticismi, tentennamenti e cambi di idee in corsa” ha detto Francesco Paolo Sisto. Ma agli “azzurri” i Dem spiegano che il proporzionale non reggerebbe in Aula (i voti segreti a giugno lo hanno dimostrato) e che quindi l’alternativa è tra l’attuale legge, che obbliga FI a un “listone” unico con Lega e Fdi, che non piace a Berlusconi, e la nuova proposta del Pd.

Insomma la porta non è stata chiusa, come ha invece fatto Alfredo D’Attorre di Mdp: “per ora – ammette l’azzurro Rocco Palese usando una metafora – siamo alla pubblicità prima del film; e poi ci sono i due tempi”. Un cammino lungo.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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