Sinistra attacca il Pd sullo Ius soli, ma si spacca su Pisapia

La manifestazione "Insieme, nessuno escluso", convocata da Campo Progressista, in Piazza SS. Apostoli, Roma, 1 luglio 2017. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
La manifestazione “Insieme, nessuno escluso”, convocata da Campo Progressista, in Piazza SS. Apostoli, Roma, 1 luglio 2017. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – “Al Senato sullo ius soli mancano trenta voti, con o senza fiducia. Quei voti si trovano senza crociate, ma con una mediazione politica: è poco eroico ma è l’unica cosa che può sbloccare la situazione”. Anna Finocchiaro prova a fermare con queste parole la battaglia che si è scatenata a sinistra sullo ius soli, dopo lo stop di Angelino Alfano alla riforma per la cittadinanza ai bambini stranieri.

Una battaglia che diventa scontro sul calendario in Senato tra Partito democratico e Sinistra italiana. Ma che va oltre lo ius soli e mette in discussione la stessa possibilità di una coalizione di centrosinistra alle elezioni: non solo Renzi e Pisapia sono ai ferri corti, ma c’è crisi anche tra Mdp e Cp.

A Palazzo Madama Si chiede di mettere subito in calendario lo ius soli, ma il capogruppo Pd Luigi Zanda dice di no perché, spiega, “portarlo ora in Aula sarebbe la condanna a morte della legge”. L’obiettivo del governo, assicura Anna Finocchiaro, resta approvarlo “dopo il Def”.

Per farlo serve una mediazione con Ap, che con Beatrice Lorenzin ribadisce il no alla legge e si rifiuta di autorizzare la fiducia. Una sintesi è possibile, assicura Finocchiaro, ma bisogna abbassare i toni dello scontro. Di qui il nervosismo del Pd verso chi, come Maria Cecilia Guerra, da Mdp avverte che a forza di rinvii non si farà niente. Ma lo scontro a sinistra è a tutti i livelli. E mentre Giuliano Pisapia tratteggia un nuovo centrosinistra “senza Renzi”, Massimo D’Alema, esprimendo giudizi lapidari sul leader Dem, chiude a ogni alleanza col Pd prima delle elezioni. “Pisapia – osserva il Dem Matteo Orfini – condivide un percorso con chi dice ‘Mai con Renzi!’, mi pare difficile un’alleanza”.

E il pontiere Maurizio Martina, ribadendo l’apertura del Pd a un confronto, scuote la testa: “Mi dispiace ma Pisapia e D’Alema sbagliano perché l’avversario non è il Pd”. Così, è l’accusa dei Dem, Pisapia e D’Alema lavorano per far vincere la destra. Al Nazareno però provano a tenere aperto un dialogo con chi, come Massimo Zedda, vuol restare alleato del Pd.

Ma soprattutto guardano con interesse alle nuove frizioni nel campo di Pisapia. Ad alzare la tensione è l’annuncio di D’Alema: il 19 novembre saranno eletti i delegati dell’assemblea nazionale per il nuovo soggetto. “Chi l’ha deciso? – è lo sfogo di Bruno Tabacci – Se vogliono fare il congresso con le tessere se lo fanno da soli. Mi sembra che si rincorra Fratoianni e il Brancaccio per fare meno della Linke in Germania. Mi pare che si giochi a perdere. Così rischiano di stancare anche Pisapia”.

Un gruppo di deputati di Campo progressista sembra sempre più vicino alla rottura con Mdp. Ma non Pisapia, assicurano i suoi: “D’Alema concorda sulla linea e blinda la leadership di Giuliano. Sull’assemblea ha avanzato una proposta. Ne parleremo: noi non vogliamo un ‘congressino’ ma un movimento aperto”. E anche da Mdp provano a stemperare: “Stiamo discutendo sul percorso ma sulla sostanza siamo d’accordo”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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