L’Italia spinge per la Web Tax al vertice Ue di Tallinn

Tallinn, 29/09/2017 - I partecipanti al Digital Summit durante il discorso di apertura della Presidente della Repubblica di Estonia Kersti Kaljulaid.
I partecipanti al Digital Summit durante il discorso di apertura della Presidente della Repubblica di Estonia Kersti Kaljulaid.

 

TALLINN. – Avanti tutta sulla webtax, anche a costo di procedere con una “cooperazione rafforzata” se non ci fosse unanimità tra i 28. E’ il pressing dell’Italia con il premier Paolo Gentiloni al vertice Ue sul digitale di Tallinn, dove in molti hanno messo sul tavolo il tema della tassazione dei giganti del web, da Google a Facebook. Sono infatti già “19 Paesi” ad essere d’accordo, ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron, mentre continua l’opposizione dei ‘soliti noti’, come l’Irlanda e i Paesi del Nord.

“Ci sarà un accordo” di tutti, ha cercato però a rassicurare il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, confermando che arriverà una proposta legislativa “l’anno prossimo”. La strategia di Bruxelles è chiara, e la riassume il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani: “Andare avanti nella ricerca di norme comuni” Ue, evitando però di perdere tempo e “arrivare alle calende greche”.

Non è infatti possibile, è il ragionamento condiviso ai più alti livelli Ue, non assicurare “un terreno di gioco uguale per tutti”. “I singoli paesi Ue non solo possono ma devono lavorare in coordinamento tra loro, anche nel senso delle cooperazioni rafforzate” sulla webtax, ha chiesto Gentiloni in apertura del vertice sul digitale.

Sulla fiscalità, infatti, nell’Ue vige la regola dell’unanimità, ma i Trattati europei prevedono la possibilità di avanzare – di fatto a più velocità – se ci sono almeno 9 Paesi d’accordo. E proprio questo, ha spiegato il premier, “è un po’ il senso del documento che” Italia, Francia, Germania e Spagna “avevano concordato a fine agosto a Parigi e hanno rivolto ai 28 qui”.

Perché oggi è ormai non più solo obsoleto ma inaccettabile tassare colossi virtuali diffusi in tutto il mondo come Amazon o Apple come se fossero ancora vecchie fabbriche basate sul principio di stabilimento. Anzi, ha chiosato Tajani, non sarebbe giusto “né dal punto di vista giuridico né dal punto di vista morale”.

Il modello sostenuto da Macron è quello di “una tassa sul valore creato”, quindi slegato da una parte dalla questione della ‘sede fisica’ di una società, e dall’altra dal costo per il consumatore in quanto viene “pagata dall’operatore stesso”. In questo contesto si situa la proposta di una “residenza virtuale” in ogni Paese dove le piattaforme online fanno i loro profitti, anche se forse la via di uscita – vista l’opposizione di quei Paesi che come l’Irlanda hanno finora beneficiato dell’attuale sistema opaco e superato – potrebbe andare più nella direzione di un’imposizione fissa su ogni transazione effettuata.

In ogni caso il cammino è già tracciato: sebbene nel corso del summit a Tallinn “non siano stati fatti passi avanti concreti”, hanno riferito fonti europee, il punto chiave è che l’argomento è stato messo ufficialmente sul tavolo da molti leader. Dopo l’Ecofin di Tallinn, la webtax sarà in agenda all’Ecofin di Lussemburgo tra dieci giorni e ritornerà nel vertice Ue di ottobre, che farà propri tutti gli aspetti del digitale discussi a Tallinn, e di nuovo a dicembre, quando dovrà essere dato mandato alla Commissione di preparare una proposta. Dopo il contributo atteso dall’Ocse, arriverà quindi verso l’inizio del 2018 anche il testo legislativo di Bruxelles.

(dell’inviata Lucia Sali/ANSA)