Espedito

Statua di S. Espedito nella chiesa della Trinità in Torre Annunziata
Statua di S. Espedito nella chiesa della Trinità in Torre Annunziata

Il nome Espedito è ancora presente nell’onomastica locale, ed è particolarmente ricorrente in quelle famiglie che hanno conservato la tradizione di chiamare i neonati col nome dei nonni o di qualche persona della famiglia. È un nome di tradizione cristiana in quanto, secondo il Martirologio romano, era attribuito ad un Santo, martire di una persecuzione cristiana del IV Sec., soldato romano. È ancora venerato in quelle realtà dove è presente una chiesa a lui dedicata, o comunque si conserva un segno (statua, opera pittorica, edicola votiva) della devozione e della tradizione.

Oggi, ancora ci capita di incontrare in certe zone dell’Italia meridionale persone di una certa età che portano il nome di “Spedito” (Espedito).

Santo Espedito è rappresentato in veste di legionario romano, mentre schiaccia sotto il piede una cornacchia. Generalmente l’autore dell’opera figurativa, statua o dipinto, trova il modo di rappresentare con segni grafici e pittorici anche il gracchiare dell’uccello, mediante la trascrizione di parole onomatopeiche che riecheggiano il verso della cornacchia: CRAS, CRAS, CRAS (trascritte come un originalissimo “fumetto”; o nella prossimità del becco aperto della cornacchia, oppure su una banda di tessuto messa lì come elemento decorativo, o semplicemente sullo sfondo stesso del quadro; e, nel caso di una statua, stampato sulla sua base.

Cra’, cra’, cra’, è il verso di corvi e cornacchie, ma nello stesso tempo (cras) è anche la ripetizione di una parola latina che significa: domani. Ancora presente nei dialetti meridionali (“craje” = domani; “piscraje” [bis-cras] = dopodomani; o nella voce italiana “procrastinare” = portare avanti, di domani in domani).

Contrariamente a quel che sembra, pur derivando il participio italiano “spedito” dalla forma latina “expeditus” del verbo expedio, il significato del nome Espedito (il participio latino expeditus) non può essere ridotto – sic et simpliciter – al significato della moderna parola italiana “spedito”: perché expeditus (latino), in effetti, non è proprio “spedito” (nel senso di inviato, mandato). È vero, invece, che il suo significato è più vicino a “leggero”, perciò: “veloce”, in quanto “alleggerito da pacchi e da bagagli”, proprio come il soldato armato alla leggera.

E vediamo perché. “Ex-pedio” è contrario di “im-pedio”, e viceversa. Il secondo, se intransitivo, significa avere un impaccio, una difficoltà (qualcosa tra i piedi); se invece transitivo, significa creare una difficoltà (mettere qualcosa tra i piedi): quello che oggi è “impedire”. “Expedio” (togliere dai piedi) allora, al contrario, significa liberarsi [o liberare qualcuno] dall’impedimento.

“Expeditus” è colui che è stato liberato dal peso di qualcosa e – come diciamo oggi – si muove “spedito”, cioè libero o liberato, quindi veloce. E se la persona “expedita” è il “corriere postale” (all’epoca, il soldato) che porta i dispacci nelle varie postazioni militari, egli, oltre ad essere “expeditus” perché libero dal bagaglio che in genere portano gli altri soldati normalmente, è anche “inviato” speciale.

Se poi ipotizziamo che l‘elemento strutturale (radicale) “pedio”, base semantica dei due verbi, abbia qualche rapporto di familiarità con pes, pedis (=piede), allora “in-pedire” potrebbe essere metafora di “avere (o mettere) tra i piedi”, quindi intralciare; e analogamente “ex-pedire” corrisponderebbe a togliere dai piedi, perciò liberarsi o liberare qualche altro.

Ora, passando dall’area semantica della vita militare, a quella del credente cristiano, martire per la fede (perciò morto, sepolto, e degno di venerazione), è verosimile che su qualche epitaffio (lapide funeraria) sia stata trovata la scritta “EXPEDITUS” e che essa volesse dire “morto” (con un eufemismo più consono alla visione escatologica dei cristiani), “volato al cielo”, per cui non la si dovrà più tradurre “spedito”, “inviato”, ma – meglio – “alleggerito di fardelli”, oppure “di corsa”; cioè, “libero del peso del corpo e quindi dal peccato”; e, insieme, “animato da speranza e fiducia in Dio”.

Allora “expeditus”, participio perfetto del verbo “expedio”, da semplice predicativo applicato al nome del defunto ivi sepolto, scambiato in seguito per il nome del battezzato martire, deve aver dato origine al nome proprio che oggi conosciamo: Espedito.

Luigi Casale