Boom Bitcoin, ora anche Goldman Sachs ci pensa

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Bitcoin senza freni

ROMA. – Il boom del Bitcoin mette in allerta Goldman Sachs. La banca d’investimenti americana starebbe pensando di aprire una divisione dedicata al solo trading dei Bitcoin ed altre criptovalute, secondo indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal. L’istituto diventerebbe così la prima banca di Wall Street a fare direttamente operazioni con la controversa valuta virtuale.

Ma sempre le stesse fonti aggiungono che Goldman non ha ancora messo a punto un vero e proprio business plan e quindi potrebbe anche decidere di non portare avanti l’idea. Un portavoce di Goldman Sachs ha detto all’agenzia Bloomberg che “per soddisfare l’interesse dei clienti nelle criptovalute, la banca sta esplorando possibilità per come meglio servirli”.

Lanciato nel 2009, il Bitcoin da tempo è nell’occhio del ciclone e il suo valore ha visto drastiche oscillazioni nel corso di quest’anno: da 969 dollari di inizio 2017 è schizzato a oltre i 5.000 dollari per poi ripiegare sotto i 3.000 e quindi recentemente risalire sui 4.000 dollari.

A pesare sono state soprattutto le misure prese dal governo cinese per bloccarne l’uso. Pechino infatti non vede di buon occhio un mercato che si muove al di fuori dei sistemi di regolamentazione finanziaria, e su cui non ha controllo, e così recentemente ha vietato il trading di Bitcoin, dichiarando le transazioni illegali. Diverse piattaforme in Cina si sono affrettate quindi a chiudere le attività con la valuta virtuale.

A scagliarsi contro il Bitcoin è stato anche l’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, che lo ha definito una “frode”, paventando uno scenario simile a quello della ‘bolla’ dei Tulipani in Olanda nel 17mo secolo, quando gli speculatori fecero salire alle stelle i prezzi dei bulbi dei tulipani prima di far crollare il mercato.

Ma non tutti la pensano come Dimon. Oltre a Goldman Sachs, pure altre banche mostrano un’apertura verso il Bitcoin. Per l’amministratore delegato di Morgan Stanley, James Gorman, la criptovaluta “rappresenta più che un capriccio”.

Attualmente circa 70 hedge fund investono in valute virtuali mentre alcune società non finanziarie agiscono da broker per investitori istituzionali che vogliono comprare e vendere grossi volumi di Bitcoin. E secondo gli analisti, proprio questo potrebbe essere in futuro il ruolo di quelle banche che decideranno di entrare nel mercato delle criptovalute.

(di Alfonso Abagnale/ANSA)