Ira di Trump su Cuba, espulsi 15 diplomatici da Washington

L'ambasciata di Cuba a 16th Street in Washington, DC, USA. EPA/JIM LO SCALZO
L’ambasciata di Cuba a 16th Street in Washington, DC, USA. EPA/JIM LO SCALZO

 

NEW YORK. – Nuova escalation nella crisi diplomatica tra gli Stati Uniti e Cuba. Un altro cittadino americano è rimasto ferito in seguito ai misteriosi ‘attacchi acustici’ nell’isola caraibica, portando a 22 il numero delle vittime, quasi tutti diplomatici e personale del Dipartimento di stato.

La notizia ha scatenato l’ira del presidente Donald Trump e una reazione immediata da parte dell’amministrazione Usa, che ha deciso l’espulsione di 15 diplomatici cubani dell’ambasciata a Washington. Di fatto una ‘rappresaglia’ comunicata telefonicamente all’ambasciatore dell’Avana nella capitale statunitense. I membri del suo staff espulsi – gli è stato riferito – dovranno lasciare il Paese entro sette giorni.

“La decisione è stata presa poichè Cuba non ha adottato le misure necessarie per proteggere i nostri diplomatici, in conformità agli obblighi della Convenzione di Vienna”, ha fatto sapere il Dipartimento di Stato in una nota, precisando che l’ordine “garantirà l’equità nelle rispettive operazioni”.

“Continuiamo a mantenere relazioni diplomatiche con l’Avana e a cooperare mentre portiamo avanti l’inchiesta su questi attacchi”, ha precisato Foggy Bottom, anche se la mossa rappresenta una ulteriore e pericolosa impennata delle tensioni dopo il disgelo fortemente voluto da Barack Obama. Disgelo ora frenato da Donald Trump.

“Non attribuiamo alcuna colpa”, ha poi spiegato ai media statunitensi un funzionario del Dipartimento di Stato, ribadendo che le espulsioni mirano a “far capire ai cubani che devono fare di più per proteggere la nostra gente sul territorio”.

L’obiettivo è poi quello di costringere Cuba a lavorare in emergenza a Washington, dopo che gli Usa la scorsa settimana hanno ridotto drasticamente (del 60%), il personale del Dipartimento di stato nell’isola caraibica. L’amministrazione Trump chiede quindi a Cuba di assicurare la cessazione degli ‘attacchi acustici’, e solo allora la situazione potrà tornare alla normalità.

Di fatto ad oggi nessuno è stato in grado risolvere il mistero sui ‘disturbi’ accusati da diplomatici americani di stanza a Cuba, tra cui problemi all’udito, alla vista e capogiri. Fin da subito le spiegazioni sono state inquadrate in due filoni: da una parte l’ipotesi dell’uso di non meglio specificate ‘armi acustiche’, dall’altra la possibilità che si sia trattato di un tentativo di sorveglianza la cui tecnologia è sfuggita di mano.

(di Valeria Robecco/ANSA)