Russiagate: Senato con 007, resta aperto il tema collusione

Trump.
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WASHINGTON. – Il Russiagate resta una spada di Damocle sulla Casa Bianca, dove Donald Trump continua a negare ogni collusione con Mosca e a mettere in dubbio le interferenze del Cremlino nelle ultime presidenziali: interferenze liquidate anche recentemente come una ‘bufala’.

I vertici della commissione intelligence del Senato, una delle tre commissioni parlamentari che sta indagando nella vicenda, hanno non solo condiviso le conclusioni dell’intelligence americana sulle responsabilità russe, ma anche precisato che la questione della possibile collusione “è ancora aperta”, oggetto di ulteriori accertamenti.

A fare il punto sulle indagini in una conferenza stampa sono stati il senatore repubblicano Richard Burr e il suo collega democratico Mark Warner, rispettivamente numero uno e numero due della commissione, che ha esaminato oltre 100.000 pagine di documenti e interrogato a porte chiuse più di cento testimoni (altri 25 previsti in ottobre), provenienti dall’amministrazione Obama, dalla campagna di Trump e dai social media come Facebook e Twitter.

Proprio quest’ultimi sono stati accusati di non aver preso abbastanza seriamente la questione delle interferenze russe nelle elezioni Usa, come dimostrano i falsi account e le pubblicità a pagamento su Facebook usate dai russi per “creare caos e divisioni” più che per rafforzare Donald Trump.

Messaggi visti da almeno 10 milioni di persone prima e dopo il voto in una dozzina di stati, tra cui quelli in bilico come Michigan e il Wisconsin, stati rivelatisi decisivi per la vittoria finale del tycoon su Hillary Clinton. Ma gli effetti delle ingerenze russe non avrebbero avuto effetto sull’esito complessivo del voto, secondo Burr.

Le pubblicità non saranno rese note ma i vertici della commissione confidano che i dirigenti dei social media accettino di partecipare a una udienza pubblica in novembre. Burr ha ammesso che l’inchiesta è andata a “sbattere contro un muro” quando si è tentato di raggiungere l’ex spia britannica dietro al dossier sui presunti legami fra Trump e la Russia.

Quanto ai memo di James Comey, licenziato dal presidente sullo sfondo del Russiagate, i capi della commissione ritengono che tutte le domande sul siluramento devono essere indirizzate al procuratore speciale Robert Mueller, che indaga per conto del ministero della giustizia.

I senatori hanno annunciato di voler chiudere la loro indagine entro fine anno per pubblicare i risultati all’inizio del 2018, prima delle primarie di primavera in vista delle elezioni di midterm a fine anno. L’obiettivo è che possano essere utili per evitare nuove interferenze russe. Nel frattempo hanno lanciano un monito: “i servizi segreti russi sono determinati e astuti, raccomandiamo a tutte le campagne e a tutti i responsabili elettorali di prendere la cosa seriamente”. Un monito che vale anche per i social media.

L’amministrazione Trump intanto viaggia tra continui sussulti: oggi il segretario di stato Rex Tillerson ha dovuto smentire pubblicamente con una conferenza stampa a sorpresa le notizie di stampa secondo cui in estate era stato sull’orlo di dimettersi. “Non ci ho mai pensato”, ha garantito, ribadendo il suo sostegno a Trump ma senza smentire di averlo definito un “deficiente”.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)