Arrestato giornalista italiano

Pubblicato il 07 ottobre 2017 da redazione

Il giornalista Roberto Di Matteo è stato arrestato mentre cercava di entrare al carcere di Tocoròn

Il giornalista Roberto Di Matteo è stato arrestato mentre cercava di entrare al carcere di Tocoròn

 

 

CARACAS – Due giornalisti, Roberto Di Matteo, italiano, e Filippo Rossi, svizzero, sono stati arrestati dalla polizia penitenziaria del Carcere di Tocoròn. Di Matteo è collaboratore de Il Giornale mentre Rossi lo è de Il Fatto Quotidiano. Sono stati fermati mentre cercavano di entrare nel penitenziario per realizzavano alcune riprese senza il relativo permesso. I giornalisti, accompagnati da un collega di “Dolar Today”, Jesùs Medina, possedevano la tessera del “Colegio Nacional de Periodistas”, l’Ordine dei Giornalisti venezuelano. Di Matteo e Rossi pare abbiano cercato di entrare al carcere per condurre una inchiesta sui centri di reclusione in Venezuela.

I connazionali sono stati consegnati dalla polizia penitenziaria alla Guardia Nazionale ed ora, sarebbero agli arresti in una cella del “Distaccamento 421 dello Stato Aragua”. Domani saranno probabilmente presentati in Tribunale e accusati formalmente di aver introdotto nel carcere, senza il relativo permesso, le apparecchiature per la realizzazione di video-registrazioni.

 

La crisi nelle carceri venezuelane

La critica situazione dei detenuti in Venezuela è stata più volte denunciata da autorevoli Ong nazionali e internazionali. La violazione dei diritti umani, nei centri di detenzione, è purtroppo una costante. Inoltre, nonostante la presenza della Polizia e della Guardia Nazionale, in carcere il traffico di droga e di armi è assai comune. Addirittura, pare che dalle carceri si organizzino i sequestri di persona e si gestiscano reti di prostituzione e il traffico d’armi e di droga.

Stando a Humberto Prado, esponente del “Observatorio Venezolano de Prisiones”, nel 2016 il 30% dei detenuti deceduti nelle carceri soffrivano di tubercolosi, Sida e denutrizione. Si stima che i, detenuti lo scorso anno, erano circa 55mila. In realtà, visto l’ermetismo delle autorità competenti che si negano a offrire cifre e statistiche, si teme che possano essere molto di più. Di questi 55mila, quasi 500 sono prigionieri politici.

In questo contesto, le carceri venezuelane da anni sono territori “off-limit” per i giornalisti. Questi, per potervi entrare, devono ottenere i permessi dalle autorità del Ministerio de asuntos Penitenciarios. E a loro non è permesso entrare senza che ad accompagnarli ci siano agenti della Polizia e della Guardia Nazionale. Di Matteo e Rossi, forse sicuri di non ottenerli, non hanno chiesto i permessi per poter fotografare e filmare all’interno del centro di reclusione. Scoperti dalla polizia e dalla Guardia Nazionale sono stati arrestati.

La notizia è stata confermata dal Sindacato Nazionale della Stampa e dalla Farnesina che ha assicurato che il nostra Ambasciata a Caracas, in stretto raccordo con Roma, segue il caso. Il nostro Ambasciatore, Silvio Mignano, è in stretto contatto con le autoritàù locali. La Farnesina ha anche fatto sapere che la nostra rappresentanza diplomatica, saputa la notizia del giornalista arrestato, si è subito attivata per prestare al connazionale tutta l’assistenza necessaria.

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